Parmalat: scontro aperto tra Bondi e fondi esteri, rischio aumento per i prezzi del latte

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E’ ormai scontro aperto a Collecchio tra Enrico Bondi e i tre fondi stranieri (Mackenzie, Skagen e Zenit) che hanno raccolto in patto il 15,3% di Parmalat. La battaglia emiliana è anche finita ai piani alti del Governo, con Gianni Letta impegnato a mediare tra le parti antagoniste in vista del rinnovo del board del gruppo alimentare, in agenda il prossimo aprile. Secondo indiscrezioni di stampa riportate nel week end, il manager aretino non accetterebbe però la presidenza come soluzione di compromesso e starebbe ancora cercando di proporre una propria lista, da presentare entro il 18 marzo. Ma i fondi esteri che hanno già raggruppato il 15,3% del capitale potrebbero contare sull’appoggio di altri soci per un ulteriore 6%, riducendo di fatto le chances di vittoria per liste alternative.


I fondi esteri, che da tempo reclamano un’acquisizione importante o un aumento del dividendo visto il notevole flusso di cassa, avrebbero già selezionato alcuni nomi come possibili Ad provenienti dal panorama industriale italiano. In particolare, il nome più chiacchierato è quello di Maurizio Manca, manager con trascorsi in Galbani e Kraft. “In generale un Ceo con background più industriale e possibilmente anche internazionale – commentano gli analisti di Equita – aumenterebbe la visibilità sugli scenari di creazione di valore incorporati nel nostro prezzo obiettivo di 2,80 euro”. L’indiscrezione che non punterebbe ad una conciliazione tra Bondi e il fronte dei soci esteri è giudicata “positivamente” da Intermonte, che conferma “special buy” sul titolo Parmalat.

Ma non è solo il rinnovo del board ad agitare le acque in casa Parmalat. Sullo sfondo emerge infatti il rischio di un ulteriore aumento dei prezzi del latte in Italia. Le premesse non sono delle migliori: la Galbani ha annunciato venerdì il raggiungimento di un accordo con i produttori del latte della Lombardia per pagare una media di 39 centesimi al litro per il primo semestre 2011 (+18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e di 40,2 centesimi per il terzo trimestre dell’anno (+8%). L’accordo siglato dalla Galbani è puramente aziendale ma, secondo Equita, “è probabile che come già in passato diventi un punto di riferimento anche per la trattativa collettiva”.
 
“Applicando questo stesso prezzo medio a Parmalat per gli acquisti contract – ragionano gli esperti della sim milanese – otterremmo un aumento del costo medio di acquisto del latte in Italia dell’11% rispetto al 2010 e un impatto negativo del 2,5% sull’Ebitda di Parmalat atteso per il 2011 (375 milioni di euro, già 3% sotto il consensus)”. In conclusione, sempre secondo il broker, basterebbe un aumento del prezzo di vendita dell’1,3% sul latte per annullate questo effetto, “ma resta da verificare la disponibilità della distribuzione e dei consumatori finali ad accettare ulteriori aumenti”.

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