Parmalat parla sempre più francese, Lactalis sale al 29%. Per la Borsa i giochi sono fatti

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Lactalis mette le mani su Parmalat. Il colosso alimentare francese, già detentore dei marchi italiani Galbani, Invernizzi e Cademartori, ha raggiunto un accordo con i fondi stranieri Mackenzie, Skagen e Zenit per l’acquisto di tutte le azioni Parmalat da essi detenute. In sostanza si tratta di 265.744.950 azioni, acquistate a 2,80 euro l’una, che rappresentano il 15,3% del capitale dell’azienda di Collecchio. “L’accordo verrà eseguito in data odierna e l’esecuzione potrà avvenire attraverso acquisti effettuati direttamente da Lactalis o nell’ambito di contratti di equity swap”, spiega una nota diramata in mattinata dalla compagnia transalpina. E così, a seguito dell’operazione, Lactalis deterrà una partecipazione diretta ed una potenziale che, sommate tra loro, rappresenteranno il 29% del capitale della società emiliana.


Quindi Parmalat parlerà francese? Per la Borsa i giochi sono già fatti e il mercato non sembra più credere alla possibilità dell’entrata in scena di una cordata italiana. A Piazza Affari, infatti, il titolo del gruppo di Collecchio scivola sul fondo del paniere principale con un ribasso del 4,40% a 2,36 euro. “Era evidente che l’intervento del Governo italiano per salvaguardare l’italianità di Parmalat è stato tardivo. Adesso l’importante è evitare uno spezzatino del gruppo” ha dichiarato a Finanza.com Mauro Macchiesi, segretario nazionale della Flai-Cgil. “Si chiudono i giochi per la cordata italiana – ha commentato un analista di una primaria banca italiana che preferisce mantenere l’anonimato -. In molti si sono detti disponibili a salvaguardare l’italianità, ma alle parole non ha fatto seguito nessuna azione”.

Il colosso transalpino, numero tre al mondo nel business dei latticini, ha staccato un assegno da 750 milioni di euro ai tre fondi esteri per il 15,3% di Parmalat e con la salita al 29% ha praticamente i numeri per conquistare la maggioranza nel nuovo Cda, che verrà designato dall’assemblea del 12-14 aprile. Fin dall’inizio, Lactalis aveva dichiarato di essere disposto a salire in Parmalat fino al limite dell’Opa, fissato al 29,9%. Di conseguenza, l’ultima soluzione per difendere l’italianità di Parmalat “resta il lancio di un’Opa da parte di una presunta cordata italiana – sottolinea Mauro Macchiesi -. Una soluzione altamente improbabile”.


Fino a ieri la cordata italiana era sostenuta da Intesa SanPaolo (azionista di Parmalat con il 2,14%), che aveva ricandidato nella sua lista l’attuale Ad Enrico Bondi. Per affiancare Intesa i nomi più gettonati erano Ferrero e Granarolo. “Se la cordata italiana si costituirà noi ci siamo”, ha dichiarato in un’intervista al Sole 24 ore Giuseppe Calzolari, presidente di Granaloro aggiungendo però che “il nostro coinvolgimento sarebbe limitato a Parmalat Italia che con circa 1 miliardo di fatturato è per dimensione simile a noi. In questo quadro abbiamo calcolato sinergie per circa 80-100 milioni di euro, sufficienti per rendere l’operazione e le potenzialità di business interessanti”. In attesa della risposta del Governo italiano, da oggi la Parmalat è sempre meno italiana e sempre più transalpina. 

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