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Parmalat: i fondi stranieri puntano su Masera, cresce l’appeal speculativo sul titolo

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Assalto dei fondi stranieri a Parmalat, in particolare all’amministratore delegato, Enrico Bondi, e agli attuali membri del Consiglio di amministrazione. Ieri sera, dopo una girandola di voci sempre più frequenti, alcuni dei maggiori fondi azionisti del gruppo di Collecchio (Mackenzie, Skagen e Zenit) hanno annunciato di aver raccolto in un patto il 15,3% del capitale della società emiliana per coordinare una lista di candidati per il rinnovo del board, previsto il prossimo aprile. In poche parole, Bondi e il Cda potrebbero essere messi alla porta.


Le indiscrezioni in questa direzione sono ormai rumorose. Nomi ufficiali non sono ancora stati annunciati, ma secondo le ultime voci la lista escluderebbe il manager aretino per sostituirlo con un manager dal profilo più industriale che finanziario e, inoltre, proporrebbe Rainer Masera (ex numero uno di San Paolo Imi e ex ministro al Bilancio del governo Dini) come presidente. Gli obiettivi, indicati dai fondi stranieri, permetterebbero a Parmalat una nuova fase di sviluppo con “il rafforzamento sul mercato italiano, il continuo miglioramento della performance operativa, l’ulteriore crescita internazionale anche tramite acquisizioni”.
 
E proprio la parola acquisizioni è quella che torna più spesso nel vocabolario Parmalat degli ultimi anni. I soci esteri hanno sempre criticato Bondi di non aver portato a termine un’acquisizione di rilievo, nonostante l’elevato flusso di cassa (1,4 miliardi di euro) del gruppo alimentare. Inoltre, vista l’assenza di una campagna acquisti, dal 2008 i fondi cercano di convincere il top manager ad aumentare in modo sostanzioso la cedola. Bondi, però, ha sempre ribadito le regole imposte dallo Statuto, secondo cui non è possibile distribuire oltre il 50% degli utili.
 
Il titolo Parmalat, che ieri ha guadagnato oltre 5 punti percentuali, questa mattina sta prendendo fiato con un -0,44% a 2,25 euro. Ma, secondo i broker, l’appeal speculativo sull’azione non è destinato a spegnersi. “L’assemblea di aprile che dovrà rinnovare il board – spiega Equita – è un possibile catalyst per un maggiore focus strategico”. La sim milanese ha inoltre alzato il target price su Parmalat a 2,80 dal precedente 2,08 euro, confermando la raccomandazione d’acquisto, e questo “vale come possibile pay-off per un private equity. Parmalat conserva infatti il suo appeal speculativo essendo nel frattempo quasi estinta la partita legale che era una fonte di incertezza per qualsiasi bidder”. Anche per Mediobanca la speculazione potrebbe guidare al rialzo il titolo in Borsa “prima dell’assemblea di aprile”.