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Parmalat e Luxottica via dal listino, Piazza Affari perde altre due big

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Oggi due delisting a Piazza Affari: i titoli Luxottica e Parmalat sono stati revocati dalle contrattazioni a partire dalla seduta odierna. Nel primo caso, il delisting avviene in seguito alla nascita di EssilorLuxottica e alla quotazione della nuova entità sul mercato francese, mentre nel secondo si tratta della conclusione del processo iniziato nel 2011.

Luxottica saluta Piazza Affari dopo quasi vent’anni

Sospesa dalle contrattazioni già da alcuni giorni, è arrivato il momento dell’addio a Piazza Affari della Luxottica di Leonardo Del Vecchio, destinazione la Borsa di Parigi dopo la fine dell’Ops lanciata da EssilorLuxottica che ha raccolto il 97,54% della società di Agordo.

 

I titolari di azioni Luxottica che non avranno aderito all’offerta nella fase di sell out si troveranno in possesso di strumenti finanziari non negoziati su alcun mercato regolamentato, con conseguente difficoltà a liquidare il proprio investimento.

 

Il debutto di Luxottica alla Borsa di Milano risale nel 2000, dieci anni dopo (24 gennaio 1990) l’esordio al New York Stock Exchange. Da quel giorno, la società di Del Vecchio ha aumentato la visibilità internazionale e ha avuto l’accesso a ulteriori opportunità di crescita.

 

Oggi Luxottica è leader nel design, produzione e distribuzione di occhiali da sole e da vista di elevata qualità tecnica e stilistica, di lusso e sportivi. Tra i suoi principali punti di forza, un portafoglio marchi forte ed equilibrato che include brand iconici di proprietà come Ray-Ban, uno dei brand di occhiali più conosciuti al mondo. L’espansione internazionale ha inoltre permesso di essere presenti in tutto il mondo con una rete wholesale globale che tocca più di 150 paesi e un esteso network retail di circa 9.000 negozi.

 

Il 1° ottobre 2018 Delfin, azionista di maggioranza di Luxottica, ed Essilor hanno annunciano il completamento della combinazione dei due gruppi. La nuova holding, EssilorLuxottica, è un leader globale nel design, nella produzione e nella distribuzione di lenti oftalmiche, montature da vista e occhiali da sole.

 

A seguito della fusione Leonardo Del Vecchio ha ribadito che la governance del gruppo resterà italiana. La sua cassaforte, Delfin, detiene il 31% dei diritti di voto nella holding che controlla EssilorLuxottica, mentre i manager e i dipendenti Essilor hanno il 4%.

Un delisting ‘strascicato’ per Parmalat

Dopo un lungo tira e molla Parmalat riesce a lasciare Piazza Affari. All’inizio dello scorso dicembre, l’azionista di riferimento Sofil (gruppo Lactalis) è salito oltre il 95% del capitale e ha comunicato la sua intenzione di non procedere al ripristino di un flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni. Il conseguente obbligo di acquisto delle azioni residue in circolazione ha aperto ufficialmente le porte al delisting.

 

In realtà, la vicenda ha radici più profonde che risalgono al 2011, anno in cui i francesi hanno lanciato un’Opa sul gruppo di Collecchio arrivando a detenere l’87%, ma fallendo nel tentativo di togliere il titolo da Piazza Affari.

 

Si ricorda che la “nuova” Parmalat, ossia dopo lo scoppio dello scandalo finanziario, si è quotata alla Borsa di Milano il 6 ottobre 2005. Dal 15 luglio 2011 Parmalat è controllata dal gruppo Lactalis che al momento dell’Opa deteneva circa l’83% del capitale sociale.

 

Oggi Parmalat è tra i leader mondiali nella produzione e distribuzione di latte e dei suoi derivati (yogurt, condimenti a base di panna, dessert e formaggi) e le bevande a base di frutta, che nel 2017 hanno generato ricavi per oltre 6,6 miliardi di euro. Lavorano in Parmalat oltre 26.000 persone tra Europa, le Americhe, Africa e Australia. Il gruppo ha una presenza diretta in 24 Paesi e conta 93 siti produttivi.

I piccoli grandi addii di Piazza Affari

Negli anni il listino milanese ha visto tanti piccoli grandi addii da Benetton a Lottomatica, passando per Edison, Saeco e Marazzi. Ci sono poi stati i casi di delisting e successivo ritorno a Piazza Affari, percorso seguito da Pirelli.

 

Lo scorso anno tra i delisting spicca quello di YOOX Net a Porter Group, anch’essa faceva parte del Ftse Mib; di contro numerosi sono stati gli sbarchi a Piazza Affari tra il 2018 e l’inizio del 2019 ma nessun nome di spicco con la netta prevalenza delle quotazioni di small cap sul mercato AIM Italia.