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Parmalat, da fine giugno si vota la conversione dei crediti in azioni

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Parmalat si vota. Dal 28 giugno al 26 agosto. Due mesi di tempo in cui dare o non dare il proprio assenso alla conversione dei crediti vantati nei confronti del gruppo di Collecchio in azioni. E se qualcuno degli aventi diritto non voterà, sarà come aver detto sì al concordato. Il tanto atteso voto che sancirà o boccerà il ritorno della Parmalat in Borsa ha una data certa, dopo che ieri i giudici del Tribunale di Parma, Giuseppe Coscioni e Pasquale Liccardo, hanno ricevuto tutti i documenti necessari dal commissario straordinario Enrico Bondi. Mancava solo il mutuo riconoscimento del prospetto informativo dalle autorità di vigilanza di Danimarca, Germania, Lussemburgo, Olanda, Regno Unito e Svezia. Un prospetto, che tra mille difficoltà, aveva già avuto l’avallo della Consob italiana. Secondo i calcoli dei consulenti di Bondi, qualora il concordato dovesse avere un esito positivo, le banche che hanno finanziato Parmalat avrebbero 27,1% del capitale del nuovo gruppo, gli obbligazionisti il 58,7% e i fornitori il 7,6%. Nascerà così una società anomala dove alcuni dei principali azionisti saranno gli stessi indiziati di aver concorso al precedente fallimento del gruppo e il cui andamento in Borsa sarà condizionato delle numerose cause pendenti, più che dal successo o meno delle attività industriali.