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Parmalat: Bondi cala l’asso della bonus share, cordata italiana all’orizzonte

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Bondi ha deciso di giocare tutte le carte per convincere gli azionisti e il mercato a rinnovargli la fiducia in vista dell’assemblea di aprile che cambierà il volto del board. E la prima mossa è stata subito apprezzata dalla Borsa, dove il titolo Parmalat mostra un rialzo dello 0,98% a 2,262 euro. Con una mossa a sorpresa il manager aretino ha deciso la distribuzione ai soci di un’azione gratuita ogni 20 possedute. Tradotto in soldi: 200 milioni di euro che insieme ai dividendi degli ultimi 5 anni porta a 1,04 miliardi il totale delle cedole girate da Parmalat agli azionisti. Non male per una società che vanta una cassa netta di 1,43 miliardi di euro.


E sono proprio i soldi in cassaforte che hanno scatenato l’interesse dei fondi stranieri (Mackenzie, Skagen e Zenit) per conquistare l’azienda di Collecchio. I 3 soci, che hanno raccolto in patto il 15,3% del capitale di Parmalat, presenteranno entro il 18 marzo una propria lista perché da tempo chiedono che la cassa sia utilizzata per un’acquisizione di rilievo oppure per la distribuzione di un maxi dividendo. Quest’ultima ipotesi è stata affossata dal Milleproroghe, che ha praticamente blindato la cassa del gruppo alimentare. Per quanto riguarda future acquisizioni, ieri il management ha promesso focus su crescita organica, soprattutto nel business formaggio-yogurt e in America Latina, M&A e cessione di attività no core (come ad esempio il real estate).

Nel frattempo si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni sul rinnovo del board. Questa mattina, l’ipotesi più accreditata parla della creazione di una cordata italiana, alternativa sia alla lista Bondi che ai tre fondi stranieri, pronta a rilevare il 30% di Parmalat per perseguire un progetto di crescita del gruppo sul mercato, anche attraverso acquisizioni all’estero. Capofila della cordata sarebbe Intesa SanPaolo, azionista di Parmalat con il 2,4%, con la partecipazione di alcuni fondi di private equity, come ad esempio Charme, fondo gestito dalla Montezemolo & partners. A Bondi, stando alle voci di mercato, verrebbe offerta la carica di presidente con deleghe.


“Il costituirsi di una cordata alternativa con un indirizzo industriale e strategico preciso – commenta Equita -, conferma la validità del nostro investment case sul potenziale di creazione di valore del gruppo e ne aumenta la visibilità. Inoltre, nel breve, prima dell’assemblea, il possibile rastrellamento di azioni in vista del voto dovrebbe sostenere il titolo”. Tra tutti questi movimenti, sullo sfondo restano i conti dell’esercizio 2010 pubblicati ieri sera.


I ricavi sono aumentati dell’8,5% a 4,30 miliardi di euro grazie soprattutto alle performance positive delle attività in Canada e Australia. L’utile netto è sceso a 282 milioni di euro dai 519 milioni del 2009, dove però erano compresi 384 milioni di entrate derivanti da transazioni giudiziarie. Il dividendo sarà di 3,6 centesimi, “meglio delle nostre stime (3,1 centesimi) e in linea con il consensus”, sottolineano gli analisti di Mediobanca. Per il 2011 la società prevede un fatturato di 4,40 miliardi di euro (consensus 4,47 miliardi) e un Ebitda di 385 milioni (consensus 382 milioni). “I target 2013 di fatturato (4,78 miliardi) ed Ebitda (440 milioni) sono rispettivamente 6% e 10% sopra le nostre stime”, scrive Equita che resta più prudente in scia al recente scenario delle materie prime.