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Paolo Savona: “Non sono anti-euro, Italia aiuti Germania”. Ma poi critica Maastricht

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Paolo Savona anti-euro? Assolutamente no, e a dirlo è lui stesso in un’intervista esclusiva che rilascia per la prima volta nelle vesti di ministro degli Affari europei a IlSussidiario.net. Paolo Savona è ricordato per essere il pomo della discordia apparentemente insanabile tra l’asse M5S-Lega, in realtà più  Lega da un lato, e il Quirinale dall’altro.

Soltanto il suo nome si è eretto come muro inizialmente invalicabile tra i partiti usciti vincitori dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e il regista dell’esecutivo, Sergio Mattarella.

Presentato come condizione sine qua non per la formazione di un governo M5S-Lega dall’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini, soltanto il suo nome ha dato filo da torcere a tutti: visto come spettro dai mercati e dal Quirinale per le sue posizioni anti-euro, osannato dalla Lega tanto da essere considerato elemento imprescindibile della squadra di governo, secondo alcuni rumor Savona avrebbe portato anche il numero uno della Bce, Mario Draghi, a fare una telefonata a Mattarella.

Lo scoglio Savona è stato superato alla fine con la proposta di Luigi Di Maio, leader del M5S e attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, di assegnare all’economista un dicastero diverso da quello dell’Economia. Dopo qualche tentennamento, Salvini ha detto sì, e l’accordo con il Quirinale è stato trovato. La fiducia del Parlamento ha fatto il resto, facendo nascere finalmente un esecutivo in Italia.

Nelle stesse ore in cui le nomine di due euroscettici della Lega, del calibro di Alberto Bagnai e Claudio Borghi a commissioni parlamentari chiave tornano a far tremare i mercati, Paolo Savona esce allo scoperto, e dice la sua di verità.

Al giornalista di Sussidiario.net che gli ricorda di “essere stato accusato di essere contro l’euro e di proporre “QuItaly”, la versione italiana della Brexit in cui l’Italia avrebbe abbandonato la moneta unica”, il neo ministro risponde: “No, questo è volutamente falso. Ho sempre sostenuto che l’Italia abbia assolutamente bisogno del mercato comune”.

Savona aggiunge anche che “quanto è successo dal trattato di Roma in poi conferma la sua importanza per la crescita italiana. Per avere un mercato unico, è necessario avere una moneta unica, senza la quale l’unità del mercato sarebbe rotta”. Dichiarazioni che, di fatto, non sembrano affatto provenire da un economista che è stato bollato come euroscettico o anti-euro.

Detto questo, “la mia posizione è che la costruzione del Trattato del 1992 è incompleta e dovrebbe essere migliorata se l’Europa intende superare i suoi tormenti interni e fare i conti da un punto di vista geopolitico e geoeconomico. Naturalmente, queste riforme non possono essere attuate da un giorno all’altro. È necessario attendere la commissione e trovare un accordo, un consenso, tra i partner”.

Anche sulla Germania, i toni sono decisamente più ammorbiditi rispetto alle dichiarazioni rilasciate quando era un economista. Riportiamo alcune di quelle dichiarazioni.

“Se l’Italia non l’ha già fatto, è giunto il momento di avere pronto un Piano B – di fine dell’euro o di uscita dallo stesso – che dal 12 maggio 2011 ho insistentemente richiesto di approntare. Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita. Se dovessimo essere colti impreparati all’evento, sarebbe veramente un dramma“, aveva detto l’ex ministro dell’Industria del governo Ciampi, nel corso di una intervista recente rilasciata a Vita.it.

Per non parlare di quanto disse in un’intervista a Il Foglio, nel 2010:

“Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia. E’ giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio”.

Savona non è anti-euro: lo rivela lui stesso

Nell’intervista a IlSussidiario.net, Paolo Savona usa toni indiscutibilmente più soft, tipici di chi indossa le vesti del ministro, certamente non di chi ha una posizione anti-euro. Tanto da dire che “l’Italia deve riconoscere l’importanza della Germania sulla scena mondiale”.

“Le debolezze dei paesi membri dell’Unione -continua – si riflettono nel futuro geopolitico della Germania e, pertanto, è nel suo stesso interesse aiutare quei paesi a uscire dalle loro situazioni negative. Se la Germania si limita a sollevare problemi e imporre vincoli invece di indicare soluzioni, i movimenti antieuropei saranno rafforzati, potrebbero destabilizzare l’Europa e riaprire vecchie ferite che non sono ancora state sanate. La soluzione ideale potrebbe essere che la Ue offra nuove soluzioni per guidare le forze di crescita, soddisfacendo le esigenze di molti paesi europei, tra cui l’Italia. Gli Stati Uniti non hanno intenzione di ripetere la loro intelligente e costosa politica e le prestazioni del dopoguerra per aiutare l’Europa a uscire dalle ferite che si è autoinflitte. Questa volta dobbiamo affrontare i problemi da soli”.

Detto questo, una critica più incisiva all’Europa arriva, nel momento in cui Paolo Savona parla del caso specifico dell’Italia:

“L’Italia è una solida potenza industriale colpita da un profondo dualismo (territoriale, settoriale, legato alle dimensioni delle imprese) che non può essere risolto con restrizioni poste sull’uso delle risorse. Le famiglie italiane sono grandi risparmiatori. Hanno assets finanziari e reali pari ad almeno quattro volte il debito sovrano. Contrariamente a quello che a volte sentiamo, potremmo dire che noi italiani viviamo al di sotto dei nostri mezzi, come dimostrato dall’eccedenza delle partite correnti del 2,7% del Pil, o circa 50 miliardi di euro, che è l’importo che di fatto manca alla nostra domanda interna. Il bilancio nazionale ha un avanzo primario. Pur avendo contemporaneamente due eccedenze gemelle, un tasso di disoccupazione del 10% (quello attuale in Italia) è il paradosso logico generato dall’aver deciso che i parametri di Maastricht sono l’obiettivo dell’Unione”.

Dunque?

“Pertanto, penso che sia necessario invertire l’ordine di importanza rispetto all’oggetto dell’accordo ribadito all’articolo 3 del trattato di Lisbona. L’accordo ampio e dettagliato sottolinea la necessità di una crescita globale ben oltre i piccoli vincoli di alcuni parametri fiscali. Riconosce la necessità della piena occupazione e del progresso sociale. I due parametri fiscali invece sono diventati i veri obiettivi dell’accordo”.

E in tal senso torna alla mente quanto ha detto ancora Savona di recente, in un incontro con la stampa estera,  riferendosi alla necessità che la Bce si doti di uno statuto come quello della Fed: uno statuto che non contempli solo la necessità di controllare l’inflazione, ma anche quella di stimolare la crescita. Una riflessione, questa, che va nella stessa direzione auspicata di recente dallo stesso ex segretario Usa Lawrence Summers, quando ha affermato che “la questione che ha ossessionato la politica monetaria per la generazione precedente la crisi finanziaria – ovvero la necessità di evitare l’inflazione – non è più prioritaria” e che la priorità ora è “garantire una crescita solida e raggiungere la piena occupazione”.

In tutto questo, permane il dubbio sulla vera identità di Paolo Savona e sulle posizioni che, almeno nel passato, sono state anti-euro.

Intanto Matteo Salvini risponde ai commenti di alcuni analisti secondo cui, oltre che dalle nomine di Alberto Bagnai e Claudio Borghi alle presidenze di commissioni parlamentari chiave, i sell off scatenatisi ieri sui BTP e su Piazza Affari sarebbero stati innescati da alcune sue dichiarazioni.

Si scrive che la Borsa cala per colpa mia? Questi giornalisti italiani sono incredibili, per questo preferisco parlare direttamente con milioni di italiani su Facebook, bypassando agenzie e giornali che a volte fanno un esercizio di fantasia inimmaginabile”.

Così in un video postato sul profilo Facebook.

“La Borsa starebbe scendendo e lo spread salendo perchè io ho confermato che vogliamo intervenire sulla legge Fornero e perchè ho detto che in Europa vogliamo stare da protagonisti e non possiamo pagare per avere in cambio immigrati? Per aver detto quello che c’è nel programma di governo? Siamo seri”.