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Panico Brexit: Che cosa c’entrano le banche giapponesi o i bond portoghesi con la vittoria del “Leave”?

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Un terremoto annunciato, con epicentro Londra, è quello che si è verificato oggi sui mercati. Le Borse occidentali e asiatiche sono piombate tutte in territorio negativo, anche molto negativo in più di un caso. Alcuni di questi movimenti sembrano razionali, ma alcuni possono essere considerati invece delle reazioni eccessive“, è il commento di Steven Andrew, manager dell’M&G Income Allocation Fund. Che aggiunge: “La conferma del risultato del referendum rimuove un po’ dell’incertezza, ma i mercati tendono a reagire di più quando all’incertezza viene messo un nome”. 
Panico indiscriminato
Secondo Andrew dobbiamo fare un passo indietro rispetto all’enorme attenzione dei media su questo singolo tema in UK ed Europa, e chiederci se la nostra prospettiva è cambiata rispetto al quadro globale. “Da questo punto di vista, finora possiamo dire che la disaffezione per la politica presente in molti Paesi, non solo nel Regno Unito, ne esce rafforzata – dice Andrei – Però dobbiamo essere cauti rispetto a quali movimenti dei mercati sono giustificati dall’esito del referendum”. Potrebbero essere sufficienti a giustificare un movimento del 10% della sterlina rispetto al dollaro nella notte, ma possono giustificare il calo del 7-8% delle banche giapponesi o del 6-7% delle obbligazioni portoghesi avvenuti in un giorno solo? Nessuno di questi movimenti ha portato il pricing a livelli fuori da un range che abbiamo già visto un anno fa in questo periodo, ma la velocità dei movimenti porta a pensare a panico indiscriminato“, è la risposta di Andrew. “Quanta parte – si domanda ancora lo strategist – possono avere gli accordi commerciali tra UK e UE negli utili delle banche giapponesi? E questo risultato non porta a pensare che sarà ancora più probabile che la Bce farà ogni cosa in suo potere per assicurare che i rendimenti dei titoli di Stato dell’Europa periferica non aumentino a livelli che possano causare instabilità?”.

Le opportunità di portafoglio
Le Borse europee hanno accusato perdite a doppia cifra nel corso della mattina. Questo non deve stupire dato che il DAX è sceso del 7% nel periodo antecedente al referendum, e quindi non dovrebbero, a maggior ragione, sorprendere oscillazioni ancora più forti ora che il risultato ‘Leave’ è confermato. Ovviamente cali di questa entità potrebbero rappresentare un’opportunità di acquisto. “Stiamo seguendo attentamente i mercati per vedere se si creano opportunità in aree su cui i sell-off sono eccessivi, lontani dall’epicentro degli eventi – spiega Andrew – D’altro canto, ridurremo probabilmente posizioni su asset che stanno avendo dei rally a livelli ingiustificati, come le obbligazioni ‘rifugio’“. Un esempio è rappresentato dai rendimenti dei Treasuries USA che sono crollati in modo massiccio: ma cosa li influenzerà di più nel lungo periodo, la Brexit o la politica della Fed? E la politica della Fed, a sua volta, sarà influenzata più dalla Brexit o dai dati sull’economia USA, come il tasso di occupazione coerente con l’espansione economica?
Il mondo non è cambiato
Rispetto ai titoli di Stato europei, gli spread si stanno stringendo su quelli dei Paesi ‘core’, mentre si ampliano per i Paesi dell’Europa periferica, a indicare uno scenario risk-off e un sentiment influenzato dal panico. “In sintesi, anche se la Brexit è uno sviluppo significativo, dobbiamo stare attenti a non tracciare una linea dritta tra questo singolo evento e dire che il mondo intero è cambiato in modo negativo – è il commento di Andrew – Dobbiamo evitare le conclusioni semplicistiche che non sembrano soppesare tutti gli elementi, e che suggeriscono che questo evento superi tutto nel quadro economico globale”. Nei prossimi mesi, ci saranno infatti molti fattori importanti per l’economia globale, alcuni di essi saranno gli accordi commerciali con la UE, altri – più vicini – saranno le elezioni politiche in Spagna, ma altri, come le politiche USA a lungo termine, saranno su trend più durevoli. “Dobbiamo essere certi di soppesare sempre tutti questi elementi ed essere consapevoli dei differenti rischi e delle diverse opportunità che potrebbero presentare rispetto ai prezzi degli asset”, conclude Andrew.