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Palladio: fondamentali solidi spingono i prezzi, +30% da inizio anno

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Da inizio anno, è il palladio la commodity che ha fatto registrare la performance migliore. A fronte di un comparto energetico in forte affanno (-14% per il WTI, -15% del Brent, -20% del Gas Naturale), metalli come il platino (+3%), l’argento (+6%) e l’oro (+10%) stanno permettendo agli investitori di registrare ritorni decisamente interessanti.

Ma la palma di materia prima con il miglior rendimento nel 2017 spetta senza dubbio al palladio, salito di oltre 30 punti percentuali a livelli che non si vedevano dall’agosto del 2014 in quota 900 dollari l’oncia. E per la prima volta dal 2001, il palladio, da sempre considerato il parente povero nella famiglia dei platinoidi, ha superato la quotazione del platino.

Nonostante sia considerato un metallo prezioso, la quasi totalità delle richieste di palladio arriva dal comparto industriale. Il palladio è impiegato nell’industria chimica, elettronica, gioielliera e, soprattutto, in quella automobilistica, dove questo metallo è utilizzato nella produzione di marmitte catalitiche per motori a benzina (per i diesel viene utilizzato il platino).

Stando alle stime elaborate da GFMS Thomson Reuters, nel 2016 la domanda di palladio in arrivo dal comparto auto ha fatto segnare un +5% e registrato il quinto massimo storico consecutivo.

Dal lato dell’offerta, due Paesi, Russia e Sud Africa, mettono sul mercato circa quattro quinti del totale. Il Palladio russo arriva dal colosso minerario Norilsk Nickel, dal Gokhran (l’ente statale che gestisce gli stock di metalli preziosi e gemme) e dalla Banca centrale. In Sud Africa si trova invece il Bushveld Complex, la struttura geologica che rappresenta la più grande riserva mondiale di platinoidi.

Per il sesto anno consecutivo, il mercato del palladio è destinato a registrare un deficit di offerta. “I fondamentali del palladio sono tra i migliori tra le materie prime”, ha detto Rene Hochreiter, analista di Noah Capital Markets. Senza il massiccio ricorso alle scorte, il deficit di mercato sarebbe decisamente più imponente: per il 2016 GFMS stima un rosso in crescita del 25% a 1,2 milioni di once che diventano -0,67 milioni calcolando l’apporto degli stock.