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Pagnossin: Kpmg non certifica bilancio, in bilico aumento e listing

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Una “no opinion” che pesa come un macigno. E condizionerà fortemente il futuro di Pagnossin e della sua controllata Richard Ginori, se non ci saranno clamorose novità. In mattinata il revisore Kpmg ha infatti riferito di non poter esprimere un giudizio sul bilancio civilistico e consolidato della società veneta a causa dell’incertezza che grava sulla situazione patrimoniale e finanziaria innanzitutto, ma anche su quella economica. Il nodo centrale sono i rimborsi dei prestiti in essere. Circa 33 milioni di euro a livello consolidato che non sono mai stati rimborsati nonostante i continui rinnovi concessi dagli istituti. Rinnovi che si sono interrotti e che hanno fatto propendere i revisori per questo giudizio. Il quale complica non poco le cose, in quanto non permette alla società di lanciare l’aumento di capitale, condizione necessaria per l’entrata in campo di Bormioli. Quest’ultimo aveva chiesto infatti di trovare un istituto garante della quota di aumento di capitale destinata agli azionisti di minoranza e Pagnossin aveva chiesto al Credito emiliano di farsi avanti per organizzare il consorzio di garanzia. Ad oggi la risposta non è arrivata e i revisioni hanno rotto gli indugi. In pratica senza certificazione non si lancia l’aumento, e senza quest’ultimo Bormioli non inietta liquidità. Ma la mossa di Kpmg ha anche un altro risvolto: essendo il terzo diniego alla certificazione Borsa italiana potrebbe anche avviare le procedure di delisting forzato del titolo, così come prevedono i regolamenti. Una iattura per tutti i piccoli azionisti che si ritroverebbero nell’impossibilità di liberarsi dei titoli con facilità. Le banche al momento tacciono, e per Bormioli e Carlo Rinaldini, maggiore azionista della società, si aprirà il confornto per capire se è possibile trovare un accordo anche senza aumento di capitale. In caso contrario probabilmente arriverebbe la dichiarazione di Kpmg di non sussistenza del principio di continuità aziendale, seguito dal delisting e dal probabile fallimento. Ai piccoli azionisti? La solita, lunga, trafila giudiziaria.