Paesi emergenti: i tre anni d'oro dell'America Latina

Inviato da Redazione il Gio, 02/02/2006 - 10:11
Quel che fino a qualche anno fa appariva come un alluvione di perdite, si è trasformato in uno degli investimenti più redditizi del panorama finanziario. Nel 2005 i fondi che investono sui listini dell'America Latina hanno messo a segno una performance media del 51%, inanellando tre anni di crescita ininterrotta.

Fino a tre anni fa, le maggiori Piazze finanziarie dell'America latina occupavano un posto privilegiato nella lista nera degli investitori che puntavano sui paesi Emergenti. La crisi economica argentina, la decisione della Casa Rosada di non onorare il suo debito estero e l'arrivo di un sindacalista come Lula Da Silva alla guida del Brasile, avevano messo in allerta i mercati e gli investitori. Le performance offerte da Brasile, Messico e Argentina ( i principali motori dell'economia della macro- regione) non potevano competere con le opportunità offerte dai mercati asiatici. Negli ultimi tre anni le cose sono cambiate.

I fondi comuni di investimento che concentrano la propria attenzione sui mercati della macro- regione hanno ottenuto un guadagno medio del 51% nel 2005. Nel 2003 la performance media si attestò al 60%, e nel 2004 al 40%. Quasi tutti i listini dell'area hanno partecipato al banchetto. La Borsa che ha fatto registrare il guadagno più corposo è stata quella colombiana - che ha chiuso il 2005 con un balzo del 117%. Ma i guadagni sono stati interessanti anche in Brasile ( dove l'indice Bovespa, il principale indice azionario del paese, ha registrato una scalata del 45%), e in Messico (+47%). Rialzi più moderati sono stati ottenuti dalle Borse di Lima (+24%) e Buenos Aires (+22,6%). La Borsa venezuelana è la pecora nera del gruppo, con una caduta che ha superato il 20% nel 2005.

Gli analisti segnalano che il carburante che ha sostenuto i listini dell'area va ricercato nel favorevole environment internazionale. In un report di recente pubblicazione, gli analisti di Merrill Lynch indicano che le azioni quotate sui listini latino- americani continueranno a godere di buona salute fino a quando i tassi di interesse resteranno bassi in Europa e negli Usa, e il prezzo delle materie prime continuerà a mantenersi sui livelli attuali. Un altro fattore favorevole alle Borsa della regione è la debolezza dell'euro rispetto alle principali divise dei paesi Emergenti. Con quest'ultima variabile a favore, i fondi specializzati hanno potuto offrire un rendimento supplementare ai propri sottoscrittori. Negli ultimi dodici mesi, il real brasiliano, per esempio, si è rivalutato di circa il 30% rispetto all'euro.

Il rialzo delle Borse ha spinto gli investitori verso i lidi sudamericani. Secondo i dati diffusi da Bloomberg, i fondi che investono nell'area hanno raccolto più di 3.400 milioni di euro nel 2005. Il cammino per 'fare l'America' è però pieno di pericoli. Nel 1993 si è chiusa l'ultima fase in cui le Borse della regione hanno sperimentato un rally lungo tre anni. La 'fiesta' terminò con la svalutazione del peso messicano (dicembre 1993). Nei due mesi seguenti, i listini dell'area persero il 39%.

Il servizio studi di Wachovia - una delle maggiori banche degli Usa - sottolinea il rischio correlato con l'elevata volatilità dei mercati latino- americani. Gli investitori che puntano su questi listini devono essere disposti a sopportare oscillazioni di forte intensità. L'assenza di un buon livello di liquidità è un altro dei rischi che l'investitore deve mettere in conto. Un esempio è dato dal listino colombiano: la migliore Borsa dell'area nel 2005, è costituita da soli diciotto titoli. La liquidità del mercato viene garantita dai listini di Messico e Brasile (ed è su questi che si concentra l'attenzione dei gestori). Un problema supplementare è l'eccessiva concentrazione delle società in pochi settori: bancario, commercio e materie prime. Imprese farmaceutiche e tecnologiche non trovano ancora spazio su queste Piazze.

Messicani e brasiliani andranno alle urne rispettivamente in luglio e ottobre per eleggere il loro nuovo presidente. La Candidatura di Manuel Lopez obrador, ex sindaco di Città del Messico, rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per gli investitori internazionali. Gli analisti di Wall Street temono che Obrador possa debilitare l'economia messicana utilizzando il margine di manovra che Il Messico ha saputo costruirsi con un'attenta politica fiscale per incrementare la spesa pubblica. A cura di www.fondionline.it
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