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Paesi emergenti: la crescita non salva la Turchia

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Gli ultimi accadimenti politici e i ritardi accumulati nel processo di integrazione nell’UE, stanno frenando l’incipiente sviluppo dell’economia turca. La crescita del Pil (+6,4%) nel primo trimestre del 2006 non è stata sufficiente a compensare la svalutazione della divisa locale, l’incremento del tasso di disoccupazione e il nuovo record del deficit delle partite correnti.

I dati che fotografano la variazione del Pil nel corso dell’ultimo decennio ( superiori al 6% annuo)confermano che il paese eurasiatico ha fatto molto per centrare l’obiettivo dello sviluppo economico. Il settore delle costruzioni ( +25,9%), gli investimenti ( +30,5%) e i consumi privati (+9%), continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di crescita economica.

Tuttavia, questi dati indicano una lieve frenata rispetto al + 10,2% registrato dal Pil nel quarto trimestre dello scorso anno e il + 7,6% del 2005. Gli ultimi accadimenti sul fronte politico non hanno contribuito a mantenere inalterato l’equilibrio economico del paese. Il governo di Ankara ha dovuto affrontare alcuni focolai di violenza religiosa che hanno rimesso in dubbio l’ingresso nel club dei venticinque nel breve termine. L’ultimo report dell’UE sui progressi compiuti dalla Turchia mette in guardia non solo dalla mancanza di libertà religiosa e dalla scarsa volontà di riconoscere Cipro come stato indipendente, ma pone l’accento anche sulla paralisi delle riforme economiche e sugli scarsi progressi compiuti sul fronte normativo.

Il primo sintomo di questa frenata è arrivato dal mercato dei cambi: dalla fine di aprile la lira turca si è svalutata del 22% rispetto al dollaro Usa e all’euro. Gli analisti spiegano che questa quotazione – la più bassa dall’aprile del 2003 – deve essere imputata in larga parte alla ritirata di capitali stranieri arrivati in Turchia sulla scia delle negoziazioni con l’UE. La lira ha risentito anche dall’inattesa crescita dell’inflazione (10%) in maggio. Per sostenere la divisa locale, la Banca Centrale ha aumentato i tassi di interesse di ben quattro punti percentuali durante le ultime settimane. Il provvedimento potrebbe avere conseguenze negative sui consumi domestici, visto che il 20% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno.

Allo stesso modo, la quotazione della divisa locale potrebbe avere conseguenze negative sul commercio estero (un altro dei pilastri dell’economia turca). Le previsioni formulate dall’OEDC indicano che la bilancia delle partite correnti potrebbe toccare livelli record nei prossimi tre anni. L’anno scorso, il deficit ha toccato il 6,3%. Nel 2006 il deficit potrebbe arrivare al 6,6%. Per il 2007, le previsioni sono al 7%.

La UE e gli organismi internazionali hanno sottolineato che – per poter mantenere inalterati i suoi livelli di crescita – la Turchia dovrebbe compiere uno sforzo supplementare per preservare la fiducia internazionale e interna nelle sue istituzioni politiche ed economiche. Per centrare l’obiettivo, è necessario aumentare la credibilità nelle politiche macro- economiche, assicurare che l’evoluzione normativa porti una riduzione dei rischi finanziari, migliorare la competitività delle imprese e realizzare cambiamenti profondi nel sistema tributario e del mercato del lavoro.

Il governo turco continua ad essere ottimista sia sull’esito dell’esame di novembre per poter continuare le negoziazioni con l’UE, sia sulle prospettive del nono Piano di Sviluppo che dovrebbe trovare applicazione nel periodo 2007- 2013. Il progetto si propone di far crescere del 65% il reddito pro- capite del paese, creare 620.000 nuovi posti di lavoro, ridurre l’inflazione al 3% e ridimensionare il peso del settore agricolo. Il piano di privatizzazioni ingloba una diminuzione del valore generato dalle imprese statali dal 9% al 3,3% del Pil. A cura di www.fondionline.it