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La pace armata di Capitalia è messa in dubbio dal mercato, titolo debole in Borsa

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Non c’è pace per Capitalia. Il titolo della banca romana perde lo 0,64% scivolando a quota 6,815 euro. A deprimere l’umore attorno all’istituto sono ancora le magagne legate alla governance. Dopo la pace apparente decantata – anche tramite lettere inviata ai giornali di mezza Italia – venerdì scorso invece di saltare la testa dell’amministratore delegato Matteo Arpe, è saltata quella del presidente del patto di sindacato della banca, Vittorio Ripa di Meana. “I soci forti devono decidere se ho ragione io o l’ad”, avrebbe tuonato Ripa di Meana dopo aver appreso il perdono del presidente Cesare Geronzi al suo enfant terrible, nonché ad, Matteo Arpe. Una mossa, quella dell’avvocato, che mette i pattisti in una situazione delicata. Se infatti prendono posizione a suo favore e chiedono che continui a fare il presidente del patto di sindacato devono al contempo affermare che le scorrettezze sono state compiute da Arpe. Una presa di posizione che suonerebbe come una sfiducia implicita all’amministratore delegato. Così si corre ai ripari: la Fondazione Manodori avrebbe infatti convocato per oggi un consiglio urgente sul caso Ripa di Meana. Questo mentre la comunità finanziaria rimette mano alle stime sull’istituto di credito romano. Gli esperti del Credit Suisse First Boston hanno ridotto il target price a 6,75 da 6,9 euro su Capitalia confermando la raccomandazione underperform invariata.