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Outlook S&P’s: Italia, torna la crescita dopo 7 anni, +1,3% nel 2016 e +1,4% nel 2017

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Anche l’Italia è tornata a crescere. La spinta arriva dai consumi interni mentre rimangono deboli gli investimenti delle aziende. L’outlook di S&P’s prevede una crescita all’1,3% quest’anno e all’1,4% nel 2017
Dopo sette anni che potrebbero essere biblicamente definiti di vacche magre, anche per l’Italia è arrivata la crescita. Il 2016 potrebbe rappresentare un “punto di svolta” secondo Jean-Michel Six, chief economist Emea di S&P’s. “L’economia italiana – ha dichiarato nel corso della presentazione dell’outlook 2016 tenutasi a Milano – dovrebbe accelerare all’1,3% quest’anno per poi stabilizzarsi all’1,4% nel 2017. 
Sono ben lontane le percentuali di incremento del Pil di Stati Uniti e Gran Bretagna ma il balzo in avanti nelle previsioni rispetto all’andamento del Pil 2015 (0,7%) è evidente. Una crescita che Six definisce “fragile, come ha mostrato il deludente terzo trimestre dello scorso anno ma che troverà il suo traino principale nei consumi domestici. I venti a favore dell’economia italiana sono “le riforme, l’allentamento quantitativo operato dalla Banca centrale europea, il basso prezzo delle quotazioni del petrolio e la competitività dell’euro”. Alcuni di questi fattori potrebbero perdere efficacia con il passare del tempo, il che spiega la moderazione della crescita prevista per il 2017. In particolare Six cita il petrolio per il quale è auspicabile una stabilizzazione dopo i forti ribassi. La riduzione della bolletta energetica “ha favorito la fiducia dei consumatori e quindi l’aumento della domanda interna ma porta anche a pressioni deflazionistiche che rendono il compito della Banca centrale europea più difficile”. Inoltre il petrolio a basso prezzo mette in difficoltà i Paesi produttori ed è fonte di instabilità a livello geopolitico internazionale, elementi che potrebbero instillare dubbi sulla tenuta della crescita e spingere le imprese a rimandare investimenti “che diventano invece necessari per dare stabilità alla crescita. L’incertezza sul fronte degli investimenti non è solo un problema italiano. In uno scenario di volatilità internazionale con epicentro la Cina e i mercati emergenti, la fiducia delle imprese potrebbe ridursi fino a un livello tale da costringere a rinunciare agli investimenti”. 
Un altro rischio per la fragile economia italiana viene dal settore bancario. Mirko Sanna, associate director financial institution di S&P’s ha messo l’accento sui crediti deteriorati del settore bancario: “Le sofferenze sui crediti sono uno dei problemi principali e non sono destinate a ridursi nell’immediato. Il tasso delle sofferenze crescerà ancora nei primi sei mesi dell’anno superando quota 20% per poi stabilizzarsi a partire da metà 2016. Il sistema bancario italiano – ha spiegato Sanna – deve affrontare rischi maggiori rispetto ad altri Paesi dell’Eurozona sia per la struttura del settore in Italia, sia per gli effetti della crisi. Abbiamo registrato tuttavia dei segnali positivi”. Per avere un’effettiva inversione di tendenza nell’andamento delle sofferenze bancarie sarà necessaria una prosecuzione e un rafforzamento della crescita economica ma anche l’adozione di normative più snelle sulla fronte della cessione dei crediti o la creazione della chimerica bad bank. “Di bad bank si parla da oltre un anno – ha concluso Sanna – ma ci sono dei vincoli normativi molto stringenti. E’ probabile che alla fine si trovi una soluzione più leggera. Sarebbe comunque un intervento in grado di sollevare i bilanci delle banche appesantiti dai crediti deteriorati”.