Outlook: nel 2014 il Messico crescerà ancora

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 12/12/2013 - 10:47

Di seguito pubblichiamo un commento di Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Market Strategist di ING Investment Management. L'esperto prende in esame le prospettive per il 2014 del Messico. A  suo avviso l'economia del Paese è destinata a crescere anche nell'anno a venire.  Il gestore ritiene infatti che se da un lato le riforme strutturali stanno spingendo al rialzo la crescita potenziale del Messico, dall'altro sono positive anche le prospettive di crescita di breve termine grazie alla ripresa della domanda negli Stati Uniti, all'aumento della spesa pubblica, ai maggiori investimenti nelle infrastrutture e al graduale ammorbidimento dell'impatto delle recenti riforme fiscali sul sentiment dei consumatori e delle aziende.




Il Messico è una delle poche economie emergenti a non presentare significativi squilibri macro e questo significa un grande vantaggio rispetto alla maggior parte degli altri mercati emergenti, lasciando così spazio a una crescita del Pil superiore alla media del 2,6% registrata negli ultimi dieci anni.

 Secondo Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Market Strategist di ING IM, "le riforme strutturali stanno spingendo al rialzo la crescita potenziale del paese e le prospettive di crescita immediata sono altrettanto positive".




"Prima di tutto, la ripresa della domanda statunitense si riflette nella performance dell'export messicano: da quest'estate, infatti, le esportazioni sono passate dallo 0% fino al 7% attuale. Dato che gli scambi verso gli Usa rappresentano il 25% del Pil messicano, se il trend positivo continuerà ciò rappresenterà un importante motore per la crescita messicana. Lasciando da parte la positività dei fattori ciclici, vi è anche un importante stimolo dato dalla forte competitività rispetto agli emergenti asiatici".




L'incremento della spesa pubblica rappresenta un acceleratore per l'economia. A settembre, un aumento improvviso di questo fattore - da una crescita dello 0% fino a toccare il 35% - suggerisce una nuova normalizzazione degli investimenti. E per i prossimi trimestri si prevede anche una forte crescita delle infrastrutture.




"Durante la prima metà dell'anno la crescita degli investimenti in infrastrutture si è esaurita, in parte a causa dell'inesperienza e dei giochi politici del nuovo governo, e in parte a causa di alcune complicazioni pratiche dovute all'introduzione della nuova legge sulla public-private partnership (PPPs), entrata in vigore nel novembre 2012", afferma Maarten-Jan Bakkum.




"Soltanto durante gli ultimi mesi è ricominciata la partecipazione di consorzi privati alle gare per le infrastrutture. Il processo di concessione relativo a superstrade, ferrovie, porti e aeroporti sembra promettente e sia le società messicane sia le grandi società straniere hanno dimostrato grande interesse. In agenda vi sono attualmente 27 progetti PPP sulle superstrade e tre progetti legati ai treni veloci."




Un altro driver positivo di crescita nel breve periodo potrebbe essere rappresentato dal graduale ammorbidimento dell'impatto negativo che le nuove riforme fiscali hanno avuto sul sentiment di consumatore e aziende. Il Congresso ha approvato lo scorso ottobre la riforma fiscale, includendo tra le varie misure prese nuove tasse sul cibo "spazzatura" e sulle bevande gasate, tasse proporzionate al guadagno per redditi alti, imposte sui dividendi, la fine delle agevolazioni fiscali nelle aree di confine e meno spazio per le deduzioni fiscali.




Nel complesso, il governo si aspetta che la riforma generi maggiori entrate fiscali pari a circa l'1,5% del Pil. E sebbene il maggior peso fiscale e la lunga lista di cambiamenti sia per le famiglie sia per le società abbiano impattato la fiducia dei consumatori e delle società, quest'effetto negativo sui consumo e sugli investimenti non dovrebbe durare a lungo.




A breve, infatti, si avrà maggiore comprensione circa i cambiamenti e si realizzerà che l'impatto negativo sul reddito disponibile o sul guadagno non sarà molto significativo. "Grazie alle buone prospettive di crescita e alle nuove riforme in corso, il Messico rappresenta un'eccezione positiva nel mondo emergente" conclude Maarten-Jan Bakkum.




"Questi elementi, se uniti alla robusta competitività rispetto l'Asia, ai forti legami di scambio con gli Usa e alla salutare base macroeconomica con squilibri minimi, forniscono buone ragioni per apprezzare il mercato messicano". C'è solo un elemento a sfavore: la grande sensibilità del mercato rispetto all'uscita del quantitative easing americano".




"La sensibilità è dovuta al fatto che un'ingente quantità di bond messicani è in mani straniere, circa il 58%. In tempi difficili, la vendita forzata dei bond messicani è ancor più enfatizzata dall'alto grado di commercializzazione del peso messicano (MXN), la valuta più scambiata nel mondo emergente. Gli investitori di bond riescono quindi a vendere più facilmente in Messico che in qualsiasi altro stato dell'America Latina. Si tratta di una questione tecnica che durante un sell-off sugli emergenti potrebbe comportare seri problemi per il mercato messicano, nonostante i solidi fondamentali". 




"La vulnerabilità del peso suggerisce quindi di avere un atteggiamento cauto, ma se gli investitori in emergenti temono la continua pressione sui flussi di capitale - posizione peraltro che condividiamo - allora possono comunque tenere un sovrappeso in Messico fintanto che, per evidenti ragioni, continuano ad avere un sottopeso nei mercati più vulnerabili a causa della debolezza dei fondamentali".
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