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Outlook 2017, attesa forte volatilità dei mercati. Azionario ancora interessante (analisti)

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Fine anno tempo di bilanci e di previsioni tra gli analisti delle principali banche d’affari internazionali.
Secondo Matthias Hoppe, Senior Vice President e Portfolio Manager di Franklin Templeton Solutions, il protagonista indiscusso del 2017 sarà la volatilità che tornerà a farla da padrona dopo un periodo caratterizzato da una calma insolita, quasi surreale.

Ma con il nuovo anno, secondo l’esperto, si potrebbe assistere ad un cambio di rotta repentino, anche alla luce di alcuni fattori che rappresentano incognite da affrontare quali le profonde incertezze economiche, la debolezza della crescita globale e le elevate valutazioni del mercato azionario che “appaiono contraddittorie”; senza dimenticare i segnali di recrudescenza dell’inflazione, almeno negli Stati Uniti.

Le sfide da affrontare nel 2017
Una delle variabili principali da monitorare, secondo Hoppe, sarà l’inflazione: “prevediamo di vedere aumenti dei prezzi ritornare in cima alle preoccupazioni degli investitori. Si prevede che la US Federal Reserve muoverà i tassi di interesse moderatamente più in alto negli Stati Uniti e i mercati potrebbero integrare un profilo più ripido di quanto attualmente previsto, se le prospettive inflazionistiche sono meno chiare. Questo è particolarmente vero dal momento che non sappiamo quali elementi della retorica della campagna del Presidente eletto Donald Trump vedremo implementati, figuriamoci come le economie o i mercati reagiranno ad essi”.

Gli effetti sul dollaro, inoltre, potrebbero scatenare un effetto a catena anche nel resto del mondo, portando non solo l’inflazione ad altre parti del globo, ma anche un periodo di accresciuta incertezza e volatilità dei mercati.

In Europa il tema di principali preoccupazioni rimane quello legato all‘incertezza politica e alla raffica di importantissime elezioni che si susseguiranno durante l’anno che potrebbe portare ad un ulteriore innalzamento dei rendimenti dei titoli obbligazionari dei Paesi sviluppati.

Venendo alle scelte di asset allocation, l’esperto sottolinea di essere ottimista “nell’effettuare investimenti di più lungo periodo che sfruttano i persistenti pregiudizi tra gli investitori in generale. Gli investimenti nei cosiddetti premi al rischio che beneficano di modelli di performance relativa (per esempio, l’osservazione ben documentata che gli investitori in genere sottovalutano i titoli di qualità) possono, secondo la nostra analisi, offrire interessanti integrazioni ai nostri portafogli.”

Le azioni, sebbene non abbiamo un potenziale molto elevato, non hanno un outlook particolarmente negativo anche perchè, alla luce dei rendimenti delle obbligazioni governative di molti mercati sviluppati, offronto un potenziale da dividendo relativamente più interessante.
“Una strategia che continuiamo a prediligere, mentre continiamo a cercare modi di gestire il rischio e ancora catturare attraente potenziale di performance, è di investire in selezionati mercati azionari globali e gestire attivamente un programma di overlay dei derivati. Un tale overlay può catturare ulteriore income vendendo opzioni call, il che lascia alcuni dei potenziali guadagni che non prevediamo avvenire. Possiamo utilizzare parte di questo income per acquisire protezione contro un brusco calo nei mercati o un aumento nella volatilità anticipata” conclude l’esperto.