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Outlook, il 2016 offrirà solo upside moderati. Crescita robusta nelle economie sviluppate. Cina sotto pressione

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Gli outlook 2016, che si susseguono in questi primi giorni dell’anno, convergono su una revisione delle prospettive globali del mercato dell’equity da “molto positivo” a “moderatamente positivo”. Anche gli strategist di Russell Investments non si scostano indicando una crescita piuttosto solida per le principali economie sviluppate, “che presentano pochi squilibri e sono in possesso di capacità inutilizzata”, e una persistente pressione sui mercati emergenti, “a causa dei prezzi bassi delle materie prime, del dollaro americano forte e delle esportazioni deboli” e che per questa ragione potrebbero non aver ancora toccato il punto più basso del loro ciclo economico. Nel dettaglio, Russell ritiene che il Pil nell’Eurozona potrà aumentare in un range tra l’1,5% e il 2%, mentre negli Stati Uniti la crescita si attesterà tra il 2% e il 2,5%. Quanto agli emerging, non ci sarà la temuta recessione, ma solo la maturazione di un ciclo economico decisamente complesso. “La notizia meno positiva – aggiunge Luca Gianelle, client portfolio manager del team multi-asset di Russell Investments – è che la possibilità di upside per i rendimenti degli investimenti sembra abbastanza limitata nel 2016. Ritengo che i vincitori del 2016 saranno quegli investitori che sperano per il meglio, ma si preparano al peggio e hanno una struttura di governance che gli permetta di essere tatticamente astuti.”

La Cina tiene il passo
Secondo Gianelle i forti ribassi del mercato cinese delle prime sedute del 2016 sono da attribuire a fattori idiosincratici e non rappresentativi di un cambiamento dei fondamentali dell’economia di Pechino. “Stiamo assistendo a un convincente programma di riforme del mercato recentemente riconosciuto anche dal Fondo Monetario Internazionale con l’inclusione del renminbi nel basket di valute di riserva internazionale – spiega Gianelle – La Cina sta attraversando un periodo di rallentamento della sua crescita, che non riteniamo si possa accentuare in maniera significativa perché le autorità hanno ampi spazi per realizzare sia politiche di espansione monetaria che di stimolo fiscale, oltre a essere un sistema che gode di un avanzo delle partite correnti e di ingenti riserve in valuta estera”. Se il mercato è stato sorpreso in negativo dal dato sul settore manifatturiero (indice Caixin), ci sono segnali positivi sia in termini di espansione del credito sia di incremento dei cantieri aperti per i massicci investimenti in infrastrutture. Non ultimo, le autorità stanno intervenendo per modificare le recenti regole sul funzionamento del mercato azionario, che si sono dimostrate inadeguate a ridurre la volatilità dei prezzi. “In ogni caso – aggiunge Gianelle – per far sì che gli analisti abbiano una view più positiva sui mercati emergenti, servono segnali che l’economia cinese abbia raggiunto il fondo, che la domanda globale di esportazioni sia in ripresa, e che le valute e i tassi di interesse dei mercati emergenti si attestino sulle aspettative di restringimento monetario della Fed”.
 
Rendimenti a una cifra
Per gli strategist di Russell lo scenario più probabile nel 2016 prevede per le azioni globali rendimenti bassi, a una cifra, guidati da Europa e Giappone, che comunque sovraperformeranno modestamente liquidità e reddito fisso. Questo scenario include un graduale aumento dei tassi di interesse a lungo termine con i Fed Funds americani che aumenteranno all’1,25% o addirittura al 1,5% entro la fine del 2016. Secondo gli strategist ulteriori rialzi azionari negli Stati Uniti saranno determinati dalla forza degli utili aziendali e dalla convinzione che il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti possa scendere al di sotto del 4,5% entro la fine dell’anno. Questo scenario potrebbe innescare pressioni al rialzo sui salari, che eroderebbero i margini di profitto. “È probabile che il 2016 sarà l’anno della moderazione: moderata crescita, una Fed moderata e ritorni moderati sulle varie asset class“, conclude Gianelle.