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Outlook 2015: l’anno della svolta (analisti)

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jcrop-previewIl 2015 sarà l’anno della svolta. Ne sono convinti gli esperti di Union Bancaire Privée (UBP) che, nelle persone di Nicolas Faller, Co-Head UBP Investment Management, Robert Jones, Co-HeadPan European Equities e Christel Rendu de Lint, Head of Global and Absolute Return Fixed Income, questa mattina a Milano hanno presentato le loro prospettive economiche per il prossimo anno.
 
Nel 2014, contrariamente alle aspettative, in Europa non si è vista la ripresa. Mentre le obbligazioni a lunga scadenza hanno generato performance notevoli, l’azionario europeo ha sottoperformato. Gli Stati Uniti avevano messo l’economia sotto terapia intensiva, ma gli altri Paesi sviluppati non hanno seguito il loro esempio e le loro economie hanno sofferto delle ricadute: ora sono nuovamente sotto osservazione”, hanno fatto notare gli esperti. “Per questo, il gap tra tali economie sviluppate e gli Stati Uniti sta crescendo, soprattutto dato il ruolo degli Usa come motore della crescita che sta accentuando questa differenza. Inoltre, proprio mentre la Federal Reserve sta terminando il programma di allentamento quantitativo e sta iniziando a valutare un graduale rialzo dei tassi d’interesse per il 2015, la Banca centrale europea e la Bank of Japan stanno continuando a offrire liquidità a basso costo. Questo vuol dire che la curva dei rendimenti statunitensi continuerà a dare migliori ritorni rispetto alle controparti dell’Europa e del Giappone”. 
 
Ma allora perché puntare a investire in Europa? 
“Le riforme strutturali hanno dato maggiore stabilità alla periferia europea e alcune economie stanno anche mostrando segnali di miglioramento
“. Come per esempio la Spagna, in cui “l’eccesso di consumi è stato sradicato, il costo del lavoro ridotto, le esportazioni stanno aumentando e la disoccupazione è in calo”. “Tuttavia  restano dei rischi nel Vecchio Continente, che sta attraversando un lungo periodo di crescita modesta”. Quali rischi? “La persistente paura della deflazione, la mancanza di riforme nelle principali economie europee, la politica europea e i rischi geopolitici”. Ciononostante, “le valutazioni dell’azionario europeo restano allettanti e ci sono buone opportunità di income“.
 
In Europa, forte cultura dei dividendi
“I bilanci delle società europee sono certamente migliorati in maniera notevole e i dividendi costituiscono il 60% dei ritorni di lungo termine dell’azionario“, spiega Robert Jones. “Inoltre i titoli azionari europei continuano a offrire un valore significativo, poiché scambiano nella parte bassa del range storico”. “L’incremento degli indici dovrebbe fornire un forte potenziale di rialzo (anche in assenza di crescita degli utili)”. In più, “i rendimenti dei dividendi in Europa sono i più elevati sui mercati sviluppati, ben al di sopra dei rendimenti delle obbligazioni governative e delle obbligazioni societarie investment grade”.  E così “nel contesto attuale, il gestore consiglia di favorire storie di ristrutturazione, così come grosse società globali ben gestite, che generano dividendi stabili e di buon livello”.
 
Posizionarsi per far fronte a una “Giapponificazione” dell’Eurozona
“In un mondo caratterizzato da inflazione e crescite modeste, bassi tassi d’interesse e bassi tassi di default, UBP costruisce dei portafogli di credito con approcci cosiddetti ‘barbell’, contraddistinti da un lato da un’esposizione a credito in euro di qualità, stabile e difensivo e dall’altro da segmenti di credito ad alto rendimento e con solidi fondamentali”, spiega Christel Rendu de Lint. “Infatti il credito difensivo in euro costituirebbe un’àncora stabile in uno scenario di ‘Giapponificazione’ dell’area della moneta unica.
 
“Bisogna poi sottolineare che ‘l’high yeld nel CDS (Credit Default Swap) continua a offrire rendimenti allettanti e i CDS offrono una compensazione per un tasso di default pari a circa il 7% annuo per cinque anni, rispetto al 2% atteso”, prosegue Christel Rendu de Lint. che spiega come “attualmente il team di UBP guarda con favore al comparto dei finanziari, fintanto che si tratta di società di primo piano nazionale, con fondamentali e valutazioni positive. Infatti le grandi banche americane ed europee hanno fortemente incrementato i loro cuscinetti di capitale e gli stress test della Banca centrale europea non hanno evidenziato ammanchi nei bilanci degli istituti di credito importanti a livello sistemico. Il loro rapporto rischio/premio è dunque attraente, come evidenziato dalla performance del 2014″, conclude Christel Rendu de Lint.