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Outlook 2013: al Global Economic View esperti ottimisti sul fiscal cliff, dubbiosi sui QE e cauti sull’Europa

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Dal fiscal cliff alle misure straordinarie della Fed, dalle difficoltà persistenti in Europa ad un moderato ottimismo sugli Stati Uniti. Questi i temi maggiormente dibattuti al “Global Economic View – Prospettive dopo le elezioni americane”, evento on-line organizzato da Advantage Financial”. Al forum, tra gli altri, hanno partecipato Raghuram Rajan dell’Università di Chicago, Pierre-Andrè Chiappori della Columbia University e Lorenzo Bini Smaghi dell’Università di Harvard.

Fiscal Cliff
Un’eventualità poco probabile per la comunità finanziaria. Almeno stando alle parole di Raghuram Rajan, professore all’Università di Chicago, e di Pierre-Andrè Chiappori della Columbia University intervenuti all’evento. Entrambi gli esperti sono abbastanza fiduciosi circa uno slittamento temporale di un accordo che verrà con ogni probabilità raggiunto. Se però non si giungerà ad un’intesa, ipotesi comunque messa in conto dagli studiosi, le pesanti conseguenze si farebbe sentire sull’economia a livello globale. L’impatto del precipizio fiscale, stimato intorno ai 600 miliardi di dollari, avrebbe un effetto negativo sul Pil Usa di almeno 4 punti percentuali. Più ottimista Lorenzi Bini Smaghi che stima un impatto nell’ordine del 3%.

Quantitative Easing
Le misure straordinarie messe in campo dalla Federal Reserve non hanno convinto appieno gli esperti. Raghuram Rajan è convinto che più si andrà avanti con l’adozione di tali politiche anticonvenzionali più si assisterà ad un indebolimento dei loro effetti. Il primo Quantitative Easing, ha spiegato Rajan, è servito ad abbassare i tassi d’interesse riportando una maggiore fiducia e mostrando così i suoi effettivi positivi. Ma già dal secondo acquisto da parte della Fed, gli effetti si sono fatti vedere sui tassi di lungo termine più che sull’economia reale. Sulla stessa lunghezza d’onda Lorenzo Bini Smaghi: i QE hanno mostrato effetti sempre meno incisivi. Ma ha aggiunto: le misure anticonvenzionali servono a risolvere problemi anticonvenzionali, che sono presenti in Europa. Il Vecchio Continente infatti soffre di profonde differenze a livello di singoli Paesi. Negli Stati Uniti invece bisogna affrontare problematiche diverse, come la necessità di stimolare la domanda.

Europa: la crisi non è finita
Le difficoltà continueranno nel 2013. Parola di Lorenzo Bini Smaghi. Se da una parte, spiega l’economista, il piano anti-spread messo in campo dalla Bce si è fatto sentire con l’abbassamento del differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi, dall’altra bisogna considerare che la politica monetaria è solo una cura di breve periodo a cui vanno aggiunte riforme in grado di sostenerla. Il processo di risanamento deve proseguire per poter far trainare l’Europa fuori dalla crisi che, ricorda l’ex membro del comitato esecutivo della Bce, ha un carattere più strutturale di come si pensava e non è ancora finita. Sul tema dell’austerità, Bini Smaghi è convinto che debba essere accompagnata dalla crescita come è stato fatto in Germania. D’altronde, ha aggiunto, è più facile aumentare le tasse che introdurre misure per l’apertura dei mercati.

Crescita 2013: Usa vs Europa
Nel 2013 gli Stati Uniti cresceranno di più rispetto all’Europa. E’ la previsione fatta da Raghuram Rajan, che si è detto più ottimista sul mercato Usa e meno su quello europeo, in quanto il Paese a stelle e strisce a differenza del Vecchio Continente non deve affrontare impedimenti alla crescita di breve termine. In più, prosegue l’economista, le banche statunitensi si trovano in una posizione migliore rispetto a quelle europee, permettendo loro di attrarre più facilmente nuovi finanziamenti.

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