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Outlook 201: Banche alla riscossa. Il rialzo dei tassi di interesse non premia invece il Fintech

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Le azioni delle banche globali hanno reagito in modo positivo alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Secondo Guy de Blonay, gestore del Fondo Jupiter Global Financials, la probabilità che questo corso positivo duri anche nel 2017 dipende principalmente dalla capacità del nuovo presidente e della sua squadra di governo di mettere in atto alcune misure annunciate, lasciando da parte le politiche più controverse come l’imposizione di dazi sugli scambi con la Cina. “Dal nostro punto di vista, le misure che – se implementate – potrebbero rivelarsi di grande aiuto per i mercati azionari, e soprattutto per le banche, sono la riduzione della corporate tax, l’imposizione fiscale più leggera sui patrimoni degli High Net Woth Individuals (ovvero soggetti con asset da investire di almeno 30 milioni di dollari), la maggiore spesa in infrastrutture, e una regolamentazione più snella con una revisione o revoca del Dodd-Frank Act, che ha regolamentato la finanza dopo la crisi del 2007-2008″.
 
Il caso Ubs
 
Secondo gli analisti di Jupiter, UBS è un ottimo esempio dell’impatto positivo che queste misure potrebbero avere. I guadagni della banca derivano per oltre il 40% dagli Stati Uniti e gli HNWI rappresentano una quota piccola, ma significativa, della loro clientela americana. Qualsiasi taglio del carico fiscale, potrebbe spingere a un uso maggiore dei servizi di consulenza offerti dalla banca. Un calo delle tasse sulle imprese, invece, aumenterebbe i profitti della banca stessa; e infine una regolamentazione più leggera non solo ridurrebbe i costi, ma metterebbe la banca nella condizione di poter ridistribuire liquidità extra ai propri azionisti, sia attraverso l’aumento dei dividendi distribuiti sia tramite programmi più sostanziosi di riacquisto delle azioni proprie. “Con meno regole, le banche potrebbero anche assumere maggiori rischi per migliorare i profili di rendimento, pur rimanendo all’interno di rigidi parametri prestabiliti”, spiega de Blonay.
 
Banche alla riscossa
 
Più in generale, secondo il gestore, è probabile che i tagli alle tasse e la maggiore spesa in infrastrutture guidino verso un incremento dell’inflazione negli Stati Uniti. “Sicuramente gli investitori sembrano essersi posizionati per questa eventualità, considerato il recente sell-off dei titoli di Stato e il rialzo delle azioni di società come le banche, che tendono a perfomare meglio in un contesto di rialzo dei tassi di interesse”, dice de Blonay. Che aggiunge: “Con l’inizio del 2017, a nostro avviso le azioni del settore finanziario resteranno relativamente convenienti rispetto alle medie storiche. Per i titoli bancari, in particolare, reduci da un rally innescato dalle aspettative relative al rialzo dell’inflazione, c’è ancora molta strada da percorrere affinché il prezzo delle azioni rifletta il loro valore reale”.
 
Fintech in frenata
 
Oltre a UBS, che dovrebbe lavorare bene in un contesto di maggiore inflazione e di tassi d’interesse più alti, Jupiter punta a posizionarsi su società che hanno una politica sui dividendi solida e buoni margini  di crescita, come Barclays, Goldman Sachs e JP Morgan. Al contrario, le società che operano nel settore FinTech, secondo Jupiter vivranno probabilmente un 2017 turbolento dopo anni in cui erano state le predilette dei mercati azionari, sostenute dal contesto caratterizzato da bassi tassi d’interesse alla base della loro rapida crescita. “Ci aspettiamo delle prese di profitto, ma al tempo stesso crediamo che queste società rappresentino un’interessante opportunità d’investimento più nel lungo termine”, conclude Guy de Blonay.