OSSERVATORIO PREZZI: la Bce potrebbe osare di più

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Di seguito pubblichiamo l’Osservatorio Prezzi elaborato dall’ufficio Business Analysis di UBI Banca – Private & Corporate Unity. Gli esperti, prendendo in considerazione i dati preliminari sull’inflazione all’interno dell’Eurozona, hanno evidenziato nel loro approfondimento come il favorevole quadro inflazionistico potrebbe e dovrebbe spingere la BCE a prendere misure più incisive per il rilancio del credito all’interno dell’Eurozona.

Secondo le stime preliminari dell’Eurostat, nell’ultimo mese dello scorso anno il tasso annuo di inflazione dell’Eurozona sarebbe stato pari allo 0,8% dopo il +0,9% registrato in novembre. Se il dato fosse confermato dai risultati definitivi, ciò indicherebbe che il tasso annuo di crescita dei prezzi al consumo dell’Eurozona è stato pari all’1,4% per l’intero 2013, in forte decelerazione rispetto al 2,5% registrato nel 2012. Il rallentamento delle spinte inflazionistiche ha riguardato anche i beni non alimentari ed energetici, seppur in misura molto più contenuta: il tasso di inflazione ‘core’ è infatti sceso dall’1,5% del 2012 all’1,1% del 2013.

Per l’Italia la decelerazione inflazionistica dell’ultimo anno è stata ancora più marcata: se il dato preliminare di dicembre (+0,7%) fosse confermato, allora il tasso annuo di inflazione italiano sarebbe stato pari all’1,2% per l’intero 2013, ossia più che dimezzato rispetto al 3,0% dell’anno precedente. Anche il rallentamento del tasso di inflazione dei prezzi dei beni non alimentari e non energetici è stato molto accentuato, passando dal 2,0% del 2012 all’1,3% del 2013.

Sia nell’Eurozona nel suo insieme che in Italia, le spinte inflazionistiche sono destinate a rimanere molto contenute durante tutto il nuovo anno per effetto in particolare: i) della stabilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime, ii) della perdurante debolezza della domanda delle famiglie e, iii) della moderata dinamica di crescita delle retribuzioni. Pertanto le nostre proiezioni indicano che nel 2014 il tasso di inflazione dovrebbe essere pari all’1,4% nell’Eurozona e all’1,0% in Italia.

La moderazione del processo inflazionistico sarà una delle caratteristiche principali della congiuntura dei prossimi mesi. Giovedì scorso il governatore Mario Draghi ha detto con estrema chiarezza che le basse pressioni inflazionistiche consentiranno alla Bce di mantenere il tasso di rifinanziamento al livello attuale per l’intero anno. Anzi, non ha escluso ulteriori misure espansive qualora l’inflazione dovesse rivelarsi ancor più bassa di quella correntemente attesa dall’ufficio studi della Bce, pari all’1,1% e quindi molto inferiore al target del 2,0% della stessa Bce.

Il mantenimento di una politica monetaria di segno fortemente espansivo da parte della BCE si può quindi ritenere un fattore certo dello scenario economico europeo dei prossimi mesi. A nostro avviso, però, il meccanismo di trasmissione di questa politica all’offerta di credito da parte del sistema bancario è ancora molto rallentato, se non del tutto inceppato. Il favorevole quadro inflazionistico potrebbe e dovrebbe spingere la BCE a prendere misure più incisive per il rilancio del credito all’interno dell’Eurozona.