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OSSERVATORIO EUROZONA: la nuova rotta della Bce

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Di seguito pubblichiamo l’Osservatorio Eurozona pubblicato dall’ufficio Business Analysis di UBI Banca – Private & Corporate Unity. Nello studio gli esperti evidenziano come la decisione della BCE di tagliare il tasso di rifinanziamento è stata motivata in parte dall’andamento favorevole del costo delle materie prime e in parte, probabilmente maggiore, dal fatto che la domanda interna nell’ambito dell’Eurozona permane debole. Considerando che al momento non vi è motivo di pensare che possano riaccendersi le pressioni inflazioni stitiche, ecco che secondo l’ufficio Business Analysis di UBI Banca – Private & Corporate Unity  il ‘pilota automatico’ che guida i tassi della BCE manterrà la nuova rotta appena tracciata.

Il taglio dello 0,25% del tasso di rifinanziamento da parte della Banca Centrale Europea ha colto il mercato di sorpresa, ma non noi che lo scorso 23 ottobre avevamo segnalato come non fosse da escludere che ‘… alla luce di queste tendenze, riscontrabili nell’intera Eurozona, la BCE decida di ritoccare al ribasso il tasso di riferimento’.

La ragione principale per cui ritenevamo molto probabile che la BCE potesse ridurre ulteriormente il tasso di rifinanziamento era rappresentata dalle prospettive inflazionistiche: negli ultimi mesi, infatti, le pressioni inflazionistiche si sono fortemente indebolite per effetto del calo del prezzo delle materie prime. Ciò ha trovato riflesso nell’andamento dell’indice dei prezzi alla produzione che, per l’Eurozona nel suo insieme, nel mese di settembre è risultato dello 0,9% inferiore rispetto al livello registrato un anno prima.

Tuttavia il governatore Mario Draghi ha sottolineato che anche il comparto dei servizi mostra una dinamica inflazionistica molto moderata. I servizi sono venduti in larga prevalenza sui mercati interni e il loro prezzo è più sensibile alle condizioni della domanda che non all’andamento del costo delle materie prime. Quindi il fatto che i prezzi dei servizi mostrino una dinamica inflazionistica molto contenuta è un sintomo della debolezza della domanda interna.

Pertanto la decisione della BCE di tagliare il tasso di rifinanziamento è stata motivata in parte dall’andamento favorevole del costo delle materie prime e in parte, probabilmente maggiore, dal fatto che la domanda interna nell’ambito dell’Eurozona permane debole.

Nel complesso ciò significa che le pressioni inflazionistiche sono destinate a rimanere molto modeste: infatti l’ufficio studi della BCE prevede che il tasso d’inflazione sarà in media dell’1,5% nel 2013 e dell’1,3% nel 2014, quindi ben al di sotto del livello del ‘circa 2,0%’ che la BCE considera la soglia critica.

In effetti non bisogna dimenticare che la politica di tasso della BCE è orientata per statuto al mantenimento della stabilità dei prezzi. In altre occasioni la BCE ha dimostrato di interpretare questo mandato nel senso di elevare il tasso di rifinanziamento quando le pressioni inflazionistiche sono in aumento, anche se la congiuntura dell’Eurozona è in fase di rallentamento.

Invece nella fase attuale il ‘pilota automatico’ della BCE ha puntato verso una riduzione del tasso di rifinanziamento (già prossimo allo zero) nonostante che, negli ultimi mesi, gli indicatori congiunturali dell’Eurozona abbiano segnalato un miglioramento del quadro economico complessivo.

La BCE ha affermato che il tasso di rifinanziamento resterà ai livelli attuali per un periodo di tempo prolungato. Se sarà davvero così dipenderà, come sempre, dall’andamento delle pressioni inflazionistiche: al momento non vi è motivo per pensare che queste possano riaccendersi, per cui il ‘pilota automatico’ che guida i tassi della BCE manterrà la nuova rotta appena tracciata.