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Osservatorio ANIMA GfK Eurisko: i timori sul futuro trainano la voglia di risparmio degli italiani

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Aumenta la volontà di risparmio degli italiani, ma crescono anche i timori e l’incertezza per il futuro prossimo, complice l’instabilità politica che ha accompagnato l’Italia negli ultimi mesi. È questa la fotografia che emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio ANIMA, la rilevazione realizzata sul risparmio delle famiglie da ANIMA Sgr, il maggior operatore indipendente del risparmio gestito italiano, in collaborazione con la società di ricerche di mercato GfK Eurisko.

Lo studio, che ha come obiettivo di indagare sulle modalità e sulle logiche che seguono le famiglie italiane per gestire i risparmi in funzione dei loro progetti futuri, è stato realizzato nella prima metà di ottobre, su un campione di 991 persone “bancarizzate”, ovvero titolari di un conto corrente e non necessariamente di uno o più prodotti di investimento.

IN CALO LA PROGETTUALITA’ DEGLI ITALIANI

Il primo dato che non sfugge rispetto all’ultima rilevazione è senz’altro la frenata di cui è protagonista la progettualità degli italiani: se solo a maggio la quota che dichiarava di risparmiare in vista dei propri progetti di vita – raggiungendo tra l’altro il livello più alto dalla partenza dell’analisi, avviata a maggio 2012 – era pari al 66%, ora si scende al 54%.

Ma si risparmia in vista di cosa? Il 22% ha risposto di mettere da parte per ripararsi da emergenze e imprevisti, mentre l’11% per accumulare una “riserva” per il futuro; ancora il 15% per andare in vacanza, l’11% per l’istruzione dei figli e il 7%, probabilmente sulla spinta delle agevolazioni fiscali prorogate dal Governo anche per il 2014, per acquistare e ristrutturare casa. Lo stesso orientamento si riscontra anche tra le file degli investitori: il 30% risparmia per accumulare in vista di emergenze e imprevisti, il 19% per creare una “riserva” di sicurezza per il futuro, il 20% perché ha in programma di andare in vacanza e il 15% per l’istruzione dei figli.

SI SPENDE MENO, SI INVESTE MENO

Se anche per l’Italia migliorano le aspettative di crescita nei primi mesi del 2014, sulla scia della ripresa economica dell’Europa, tuttavia il “deficit” in termini di fiducia non risulta ancora colmato. Per la maggior parte degli intervistati, infatti, la strategia ritenuta ancora vincente è quella della prudenza nell’affrontare le spese, tendendo così a limitare il superfluo. E in linea con questa tendenza la propensione a investire sembra gradualmente ridursi, anche a causa della minore disponibilità economica. 

Se resta stabile la quota di chi intende mettere da parte del denaro per risparmiare o investire (dal 34 si passa al 36%), così come quella che dichiara di ridurre le spese superflue – dal 75% di maggio oggi si passa al 73% – sono in calo gli italiani che dichiarano di usare i soldi messi da parte (oggi l’8% mentre a maggio si parlava del 14%). Lo stesso atteggiamento più tiepido si riscontra per chi in passato ha già sperimentato il mondo degli investimenti, dal momento che dal 79% del mese di maggio si passa al 69%, quando un anno fa era disponibile ad investire l’84% del campione.

IL MATTONE CONTINUA A PERDERE APPEAL COME BENE RIFUGIO

Si conferma il trend di discesa di interesse per gli investimenti immobiliari: se il 14% non farebbe alcun investimento e il 24% non ha soldi da investire, di contro il 37% investirebbe e in particolare, il 20% in prodotti finanziari (a maggio era il 23%) e il 16% in immobili (un anno fa si parlava del 20%). Quest’ultima dinamica se da un lato evidenzia il venir meno del “bene rifugio” della casa, dall’altro lato ciò dipende probabilmente anche dall’incertezza ancora legata al regime di tassazione che verrà deciso nella legge Finanziaria sugli immobili.

PRIMA DI TUTTO LA PROTEZIONE DEL CAPITALE

Ancora una volta a guidare le scelte dei risparmiatori è la dimensione della “sicurezza-protezione”. In pratica di fronte all’incertezza già evidenziata aumenta l’avversione al rischio. Alla domanda “Oggi come oggi nella scelta dei prodotti di investimento, a quali aspetti presterebbe maggiore attenzione, quali ritiene più importanti?” il 73% ha risposto che farebbe attenzione agli aspetti legati al prodotto e solo in seconda battuta agli aspetti legati al proponente (9% la fiducia nella banca) e al servizio (il 5% ha risposto la chiarezza e trasparenza delle info sugli investimenti).

Analizzando più da vicino la dimensione delle caratteristiche di prodotti, il 42% presta attenzione alla protezione del capitale investito, il 33% al rendimento garantito, il 18% a costi contenuti e solo l’11 per cento cerca un rendimento “elevato”.

Anche per chi ha già investito la protezione dello status quo si conferma il driver di scelta più importante: gli aspetti legati al prodotto fanno anche in questo caso la parte da leone (per il 95% degli intervistati) e per il 64% la protezione del capitale investito rappresenta la priorità, (per il 48% il rendimento garantito).