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Orsi all’attacco dell’azionario: Dow Jones oltre -1000 punti, Shanghai -6%. Cosa consiglia di fare Buffett

Lo S&P ha azzerato i guadagni incassati dall’inizio dell’anno, ha chiuso al minimo in due mesi e si appresta a concludere la settimana peggiore dal 2011;

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Non c’è pace per i mercati globali. Il Dow Jones crolla di oltre 1.000 punti e chiude la sessione di Wall Street con un calo superiore al 4%; lo S&P 500 entra ufficialmente in fase di correzione, precipitando a valori inferiori del 10% rispetto ai massimi testati; panico a Shanghai, dove il listino Shanghai Composite soffre un tonfo superiore a -6%. Le principali big cap cinesi del listino SSE-50 si apprestano a chiudere inoltre la seduta peggiore dai cali shock seguiti alla svalutazione dello yuan nell’agosto del 2015 e la settimana peggiore dai tempi di Lehman Brothers.

In generale, più di $5 trilioni sono andati in fumo dai mercati azionari globali dallo scorso 26 gennaio, stando ai dati riportati da Bloomberg.

Trader e investitori confusi: cosa fare? Un consiglio a cui attingere potrebbe essere quello che Warren Buffett, numero uno di Berkshire Hathaway e attentamente seguito dalla comunità internazionale degli investitori, ha dato durante le oscillazioni violente che colpirono i mercati nel 2016.

“Direi (agli investitori) di non guardare troppo attentamente a quanto succede ai mercati”, aveva detto allora Buffett,  confermando come la migliore strategia, a suo avviso, sia quella del Buy-and-Hold.

“I soldi si fanno negli investimenti investendo – aveva precisato in un’intervista alla Cnbc – e possedendo quote di buone società per periodi lunghi di tempo”.

Vietato invece adattarsi ai movimenti improvvisi dei mercati. “I trader che cerchino di acquistare e vendere azioni, preoccupandosi appena vanno giù..e pensando che forse dovrebbero venderle quando vanno su, non avranno grandi risultati”.

Insomma, invece di stare con gli occhi incollati agli schermi per captare il minimo movimento del titolo, “si dovrebbe guardare nel corso degli anni agli utili e ai dividendi, per capire se l’investimento sia buono o meno”.

Tornando a quanto sta accadendo all’azionario globale, il sentiment ribassista è confermato soprattutto dal fatto che anche l’indice S&P 500 è entrato in una fase di correzione.

Non solo: lo S&P ha azzerato i guadagni incassati dall’inizio dell’anno, ha chiuso al minimo in due mesi e si appresta a concludere la settimana peggiore dal 2011; il Dow Jones ha sofferto un tonfo superiore a 1000 punti per la seconda volta in quattro giorni.

L’indice di riferimento dell’azionario asiatico MSCI Asia Pacific Index ha chiuso la settimana peggiore da almeno il febbraio del 2016.

A Wall Street, le vendite sono state scatenate nuovamente dalle preoccupazioni per il mercato dei Treasuries Usa, dove un’altra asta debole ha dato la carica agli orsi, facendo salire i tassi fino al 2,88% e alimentando ulteriormente i timori su rialzi ancora più consistenti dei rendimenti e dunque di strette monetarie più veloci, in futuro, da parte della Federal Reserve.

Il timore di una politica più restrittiva da parte della Fed ha a sua volta scatenato la paura di un rallentamento delle spese per consumi e degli utili societari.

Ma ieri i mercati sono stati scioccati anche da un’altra notizia, proveniente dalla Bank of England. Nel lasciare i tassi invariati allo 0,50%, la banca centrale ha avvertito sulla necessità di varare in futuro strette monetarie più forti rispetto a quanto scontato dai mercati fino a ieri, a causa del rischio di surriscaldamento dell’economia e di un’inflazione che, secondo il governatore Mark Carney, potrebbe superare il 3% nel breve termine.