Oro: il tapering spedisce le quotazioni sotto i 1.200 dollari. Domanda cinese in controtendenza

Inviato da Luca Fiore il Gio, 19/12/2013 - 20:10

Ci mancava solo il tapering. Già in rosso di quasi trenta punti percentuali da inizio anno (performance peggiore dal 1981), le quotazioni dell'oro hanno ricevuto un nuovo colpo dall'annuncio da parte della banca centrale statunitense dell'inizio del piano di progressiva riduzione degli stimoli monetari. Il day-after il via libera ufficiale al tapering il prezzo di un'oncia del metallo giallo è sceso sotto la fatidica soglia dei 1.200 dollari per la prima volta da fine giugno e, a meno di un'improbabile ripresa, oggi potrebbe essere registrata la prima chiusura sotto i 1.200 dollari da oltre tre anni (più precisamente dall'agosto del 2010).

Dopo esser stato tra i maggiori beneficiari dell'enorme mole di liquidità immessa nel sistema economico da Bernanke&soci (dall'agosto del 2007 a oggi il bilancio della banca centrale statunitense è passato da 869 a oltre tremila miliardi di dollari), per l'oro è arrivato il momento di pagare il conto. Il rialzo tumultuoso registrato negli ultimi anni è stato guidato dalla convinzione che il quantitative easing della Fed (e delle altre banche centrali) si sarebbe tradotto in un balzo dei prezzi al consumo e in un indebolimento del dollaro.

Niente di tutto questo è avvenuto. I primi a sentire puzza di bruciato sono stati gli investitori che dopo aver spinto l'oro detenuto dai fondi Etf a un nuovo record sopra quota 84 milioni di once a dicembre 2012, hanno voltato le spalle al metallo giallo: nell'anno corrente l'oro fisico detenuto dagli Etf è sceso di oltre un terzo ai minimi dal marzo del 2012. Il sentiment degli operatori è evidente dai dati relativi il saldo tra posizioni rialziste e ribassiste su future e opzioni, recentemente sceso a livelli che non si vedevano da oltre sei anni (dati Commodity Futures Trading Commission).

"Tutto sembra andare storto per l'oro", rilevano Joni Teves e Edel Tully, analisti per i metalli preziosi di Ubs. "La decisione della Fed dovrebbe innescare nuovi ribassi", rilevano i due esperti. Nonostante l'ammorbidimento della "forward guidance" (l´istituto guidato da Ben Bernanke ha annunciato che il costo del denaro resterà ai minimi storici anche dopo che il tasso di disoccupazione scenderà sotto la fatidica soglia del 6,5%), "in presenza di un processo di normalizzazione delle politiche monetarie per l'oro ci sarà da lottare".

Pechino approfitta dei prezzi a sconto
Con le importazioni indiane depresse dalle misure dell'esecutivo per frenare l'import di oro e la svalutazione della rupia, la palma di primo mercato per il metallo giallo nel 2013 andrà alla Cina. Secondo le stime diffuse dal World gold council l'import del dragone nell'anno corrente dovrebbe superare per la prima volta le mille tonnellate. Stando ai dati elaborati da Bloomberg, a ottobre le importazioni nette del metallo giallo da parte della seconda economia si sono attestate a 129,9 tonnellate (+19% rispetto al mese precedente) portando il totale da inizio anno a 955,9 tonnellate, un dato più che doppio rispetto a quello relativo il pari periodo 2012.

Il balzo dell'import da un lato è riconducibile alla rinomata sensibilità cinese alle quotazioni a sconto e dall'altro, segnalano alcuni analisti, alla volontà della banca centrale di incrementare le riserve del metallo giallo. Nonostante dal 2009 la banca centrale cinese non comunichi i dati relativi gli stock di oro (allora pari a 1.054 tonnellate), numerosi analisti ritengono che negli ultimi anni le scorte cinesi siano cresciute di 4-5mila tonnellate.

COMMENTA LA NOTIZIA