Oro: rally si può estendere, domanda cinese sotto i riflettori (analisti)

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 20/02/2014 - 12:32
Quotazioni in lieve calo oggi per l'oro a quota 1.314,28 dollari l'oncia dopo aver toccato nei giorni scorsi i massimi da fine ottobre 2013 a 1.332.45 dollari. "Da inizio febbraio il prezzo dell'oro segue un trend rialzista, sostenuto dai timori sullo stato di salute delle economie dei Paesi emergenti", rimarca Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée (UBP) in un focus sul metalo giallo. "Di recente - prosegue Pollini - escludendo i buoni dati di gennaio sul commercio, la Cina ha mostrato indicatori macro inferiori alle attese, soprattutto per quanto riguarda gli indici PMI. Insieme alla debolezza segnalata dai dati macro del Regno Unito e degli Stati Uniti, principalmente a livello manifatturiero a seguito dell'inverno particolarmente rigido, questo elemento ha alimentato timori sulla crescita economica globale, dando sostegno alla performance del metallo giallo". Altri fattori positivi derivano dalla stabilizzazione dei deflussi dagli ETF sull'oro e dalla domanda fisica molto solida della Cina. Gli ultimi dati della China Gold Association mostrano infatti che il consumo nel 2013 è salito del 41% a/a a 1.176 tonnellate, una situazione piuttosto eccezionale che potrebbe non ripetersi nel 2014 e che in ogni caso non ha dato un effettivo sostegno al prezzo dell'oro nel 2013. "Sebbene attualmente l'oro goda di un buono slancio e possa estendere il rally fino a 1.350-1.360 dollari l'oncia - rimarca l'esperto di UBP - dubitiamo che gli investitori cinesi continueranno a comprare agli stessi volumi, soprattutto poiché generalmente sono attenti alle quotazioni e la domanda interna tradizionalmente cala dopo il Capodanno, in quanto le scorte sono rifornite prima delle celebrazioni. Inoltre, mentre i deflussi dagli ETF si sono stabilizzati, consideriamo con attenzione il fatto che i medesimi flussi non hanno in verità seguito gli aumenti del prezzo dell'oro, un elemento che riteniamo preoccupante. Infine, potrebbe nuovamente prevalere una spinta ribassista una volta che l'economia globale, e soprattutto quella degli Stati Uniti, inizierà nuovamente a rafforzarsi, quando le condizioni meteorologiche torneranno più clementi".
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