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Oro, platino e argento a nuovi record

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L’ipotesi di una recessione, la prospettiva di un taglio dei tassi d’interesse negli Stati Uniti già a fine mese, lo spettro dell’inflazione, che aleggia in Europa e oltreoceano, e infine la rinnovata debolezza del dollaro. Sono questi alcuni degli elementi che hanno favorito i nuovi record storici dell’oro e di altri metalli preziosi. L’incertezza regna sovrana e le materie prime si mettono in mostra, dunque. Ma sono state e sono soprattutto le performance del metallo prezioso, che ha sfondato la barriera psicologica dei 900 dollari all’oncia, a essere sotto i riflettori. Un rally che ha portato l’oro a toccare in tarda mattinata il nuovo record a 914,3 dollari all’oncia. Gli stessi fattori sono alla base del rally del platino, asceso fino a un nuovo massimo di 1589 dollari per oncia, e dell’argento, salito fino a 16,9 dollari.

 

L’oro, bene rifugio per eccellenza, sta sfruttando la debolezza del biglietto verde. Il cross euro/dollaro è giunto stamattina a 1,4870, il massimo toccato nel 2008 e delle ultime sei settimane. I dati statunitensi usciti a cavallo tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 non lasciano ben sperare per la ripresa della locomotiva a stelle e strisce. Anzi, hanno fatto aumentare ulteriormente le aspettative di allentamento monetario da parte della Federal reserve (Fed). Sono state proprio le parole del numero uno della banca centrale americana, Ben Bernanke, a lasciar intendere un intervento anche in modo deciso sui tassi pur di sostenere la crescita e prevenire il formarsi di ulteriori rischi verso il basso. Questo apre le porte ad un taglio di 50 punti al prossimo consiglio direttivo del Fomc in programma il 29-30 gennaio. Il dollaro ha risentito negativamente di tali sviluppi, perdendo quanto era riuscito a recuperare nelle prime tre settimane di dicembre. È questo il parere degli esperti di Intesa Sanpaolo, secondo i quali é possibile che il biglietto verde riesca a evitare di scendere sotto i minimi di novembre, perché il mercato sconta già uno scenario molto aggressivo sui tassi: 75 punti base di tagli tra il Fomc di fine mese e quello del 18 marzo sono incorporati quasi al 100% dai futures.

 

Nessuna buona nuova in termini di allentamento della tensione internazionale è inoltre giunta dalle attese parole del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, negli Emirati arabi. Teheran “arma Hezbollah”, “finanzia Al Qaeda”, “minaccia la sicurezza mondiale”. Così Bush ha parlato ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, a conclusione del viaggio in Israele e Medioriente. Il presidente uscente degli Usa attacca il Governo di Mahmud Ahmadinejad e individua nel Paese “il nuovo pericolo per l’umanità”.

 

(notizia aggiornata alle ore 16.00)