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Oro: conviene scommettere anche nel 2006?

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La quotazione del metallo giallo si è duplicata nell’ultimo lustro. L’oncia quota più di 570 dollari, un livello che supera ampiamente i massimi raggiunti verso la fine del 1987 (in seguito al famoso crack di Borsa verificatosi in ottobre). Il crollo del listino azionario di New York ( il Dow Jones Industrials sperimentò la seconda maggior caduta quotidiana di tutti i tempi) non fu seguito dalla recessione economica (che trovò spazio alcuni anni più tardi, nei primi anni Novanta). Il 19 ottobre del 1987 l’indice Dow Jones Industrials perse il 22,61% del suo valore, facendo registrare una contrazione superata solo in un lontano giorno del 1914.

Il prezzo dell’oro è arrivato a quotare più di 800 dollari per oncia nei primi anni Ottanta, in seguito alla decisione di far fluttuare liberamente la quotazione (1975). Alcuni esperti sostengono che i tempi cambiano, ma, forse è bene ricordare che i fondamentali economici e finanziari continuano a subire l’influenza delle stesse cause, e si manifestano in modo similare. La quotazione dell’oro, una volta eliminata – 35 anni fa – la sua convertibilità con il biglietto verde, ha cominciato ad essere legata all’evoluzione dell’inflazione, ai cambiamenti intervenuti sul fronte macro- economico, e alle oscillazioni del cambio del biglietto verde.

La teoria dice che quando le pressioni inflazioniste si intensificano, il metallo giallo ne beneficia, in quanto strumento caratterizzato da un valore intrinseco capace di tutelare l’investitore dal rialzo dei prezzi. Allo stesso modo, veniva comunemente accettata l’idea che il dollaro e l’oro fossero legati da una correlazione inversa ( ad ogni deprezzamento della divisa Usa doveva corrispondere un rialzo del prezzo dell’oro, e viceversa nel caso di un apprezzamento dell’Usd). La storia degli ultimi anni ha messo a dura prova il contenuto di queste teorie. Dal 2001 il controllo dell’inflazione non ha impedito che le quotazioni del metallo giallo subissero un’impennata.

La teoria della correlazione con l’andamento del biglietto verde ha funzionato fino a quando la valuta non ha registrato il forte recupero realizzato nel 2005. Il recupero del dollaro è stato accompagnato da un ulteriore rialzo dell’oro.

La relazione con i cicli e la congiuntura economica appare più difficile da dimostrare con precisione. I sostenitori di questa visione affermano che la comparsa di problemi economici o notizie negative capaci di incidere sulla marcia regolare dell’economia, si trasformano in massicci acquisti di metallo giallo. La correlazione tra la crescita della domanda d’oro e le fasi di debolezza della congiuntura economica, viene confermata dall’analisi di lungo periodo.

Negli ultimi due mesi si è sentito parlare spesso del significato che l’inversione della curva dei tassi dei rendimenti Usa possa assumere nel contesto economico- finanziario internazionale. In particolare, si discute sulle cause che potrebbero provocare un sorpasso dei tassi a breve rispetto a quelli a lungo termine. Numerosi analisti sostengono che l’andamento della curva dei rendimenti non indichi l’avvicinarsi di una prossima recessione economica ( e la fiducia riposta dagli investitori nel mercato azionario ne sarebbe la miglior prova). I dubbi sulla futura evoluzione del prezzo dell’oro fanno sembrare azzardate le ipotesi che cercano di spiegare le attuali quotazioni con i movimenti speculativi e il miglioramento delle relazioni offerta/ domanda. A cura di www.fondionline.it