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Oro, bassi tassi e nuovo QE3 della Fed spingono il metallo verso i 2.000 dollari

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La Borsa scende e l’Oro sale, la Borsa sale e l’Oro sale comunque. Normalizzando le performance messe a segno dai minimi borsistici toccati lo scorso 23 settembre a oggi si scopre infatti che: il miglior paniere è stato l’Eurostoxx 50 (+16,42%), seguito a frazionale distanza del Ftse Mib (+16,27%). Notevole la performance anche dell’S&P 500, con un progresso dell’11%. E l’Oro? Certo, la rivalutazione del metallo è stata meno notevole, tuttavia nel medesimo arco temporale ha messo a segno un onorevole +6,08%.

Per capire l’evoluzione dei prezzi e le prospettive delle prossime settimane e mesi può essere utile evidenziare alcune riflessioni fatte da broker e analisti.

Indubbiamente le tensioni e i timori che stanno attanagliando la fiducia sugli investitori sulla sostenibilità del debito di alcuni Stati dell’Eurozona sono un fattore in grado già di suo di sostenere i corsi del metallo pregiato. Vi sono tuttavia altre considerazioni di più ampio respiro che potrebbero portare a una nuova marcata rivalutazione dell’Oro nelle prossime settimane e nei primi mesi del 2012.

“L’Oro ha ricevuto un forte segnale bullish con il taglio a sorpresa dei tassi da parte della Banca centrale europea”, incalzano a riguardo gli analisti di TD Securities, annotando come “la combinazione di bassi tassi di interesse anche in Usa, il piano ‘Twist’ lanciato dalla Fed e il possibile lancio di un nuovo piano di Quantitative Easing in America sono un potente mix in grado di spingere le quotazioni del metallo a 2.000 dollari l’oncia”.

I rendimenti molto bassi, e in diminuzione sia sulla curva a breve che a lungo, riducono di fatto il reale costo opportunità di detenere in portafoglio l’Oro, favorendo la prosecuzione del rialzo anche nel 2012.

Per gli analisti dell’operatore finanziario canadese “tutto questo denaro facile, l’alto debito nazionale e il rischio sistemico sono fattori in grado di consolidare la domanda di oro come strumento di copertura”. Senza contare che per i prossimi mesi vi sono anche preoccupazioni sul fronte dell’inflazione, dettati sia dai prezzi delle materie prime che dall’elevata liquida immessa negli ultimi anni nel sistema finanziario.

A detta di Giovanna Mossetti, economista di Intesa Sanpaolo, “ci sono molte probabilità che la Fed decida un nuovo allentamento quantitativo durante le prossime riunioni di dicembre o gennaio”. In questa direzione meritano particolare attenzione i dati sul mercato del lavoro Usa di oggi: la creazione di meno di 120.000 nuovi posti non sarebbe sufficiente a combattere la disoccupazione. Sommando a questo le revisioni al ribasso sull’economia statunitense esplicitate questa settimana dalla Fed, ecco che un prossimo QE3 appare quasi inevitabile.

Nei giorni scorsi anche Citigroup ha alzato i target price dell’Oro. La banca Usa ha portato il prezzo obiettivo medio del 2012 del metallo dai precedenti 1.650 dollari all’oncia agli attuali 1.950 dollari. Il valore delle quotazioni dovrebbe invece scendere nel 2013 ma meno di quanto stimato in precedenza: invece che prezzare a 1.500 dollari, l’oncia di oro dovrebbe attestarsi mediamente sui 1.745 dollari nel 2013.

Il perché di questa scelta è sempre lo stesso: “L’incremento del rischio globale, la debolezza del dollaro, la crescita dei timori inflazionistici, il debito Usa e i continui rischi dei debiti sovrani europei sono tutti catalizzatori che rendono appetitoso l’Oro” fanno sapere dalla banca a stelle e strisce che inoltre segnalano come “il trend rialzista della materia prima è sostenuto anche dai recenti acquisti delle Banche centrali che hanno così invertito la loro attività di venditori che ne aveva contraddistinto gli ultimi 15 anni”.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore