Oro: banche centrali e ripresa della domanda asiatica giocano a favore del metallo pregiato

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 17/07/2014 - 10:59

Di seguito pubblichiamo un
commento sull'oro a cura di Nevine
Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée. L'esperto di UBP
evidenzia come a suo avviso vi siano diversi elementi che potrebbero sostenere
i corsi del metallo pregiato, sia considerando l'oro come bene rifugio sia per
gli sviluppi delle politiche monetarie di Fed e Bce. A questi elementi va
inoltre sommata la probabile ripresa della domanda
asiatica che si potrebbe avere nel corso dell'anno.







L'oro, dopo esser sceso fino a
quota 1.244,86 dollari l'oncia il 4 giugno, è risalito per la prima volta da
maggio oltre la soglia psicologica di 1.300 dollari. Il metallo giallo è
infatti ritornato a essere un bene rifugio, per via delle nuove tensioni nel
Vicino e nel Medio Oriente e dei continui disordini in Ucraina. L'oro è stato
anche supportato da diversi sviluppi sul fronte delle politiche monetarie: da
una parte la Banca centrale europea (Bce) ha tagliato il tasso d'interesse e
lanciato un massiccio programma di stimoli, dall'altra la Federal Reserve ha
lasciato intendere che sarà improbabile un rialzo dei tassi fino al 2015.
Questi fattori hanno innescato un'ondata di short-covering.


 


Un
altro fattore a supporto dell'oro è la preoccupazione degli investitori circa
un'impennata dell'inflazione negli Stati Uniti, poiché l'ultimo dato
sull'indice dei prezzi al consumo ha mostrato un forte aumento, pari al 2,10%
a/a, guidato da un deciso incremento dei costi degli immobili. Tuttavia, le
aspettative inflazionistiche restano deboli; il deflatore PCE (utilizzato dalla
Fed per monitorare proprio l'inflazione) è ancora al di sotto del target del 2%
dell'Istituto centrale americano.


 


Quest'anno
la debole domanda fisica ha pesato sull'oro: questa ha rallentato in Cina, il
più grande consumatore al mondo, probabilmente per via del deprezzamento dello
yuan; anche i dati rilasciati di recente da Hong Kong hanno mostrato che le
esportazioni di oro in Cina sono calate considerevolmente. Inoltre, il Governo
cinese ha appena scoperto una frode da circa 15 miliardi di dollari legata a
prestiti garantiti da certificati falsi, emessi per transazioni di oro mai
avvenute. Dopo il caso di frode sul rame nel porto di Qingdao, il Governo potrebbe
prendere seri provvedimenti riguardo agli accordi di finanziamento, il che
potrebbe far diminuire le importazioni di oro in Cina.


 


Tuttavia,
crediamo che probabilmente la domanda asiatica potrebbe riprendersi nel corso
dell'anno. Il terzo trimestre, in genere, è un buon periodo per il prezzo
dell'oro, poiché gli acquisti dell'India (in vista della stagione dei festival
e dei matrimoni) di solito accrescono la domanda fisica: ciò quest'anno è
particolarmente vero, dal momento che la Banca centrale del Paese ha
leggermente allentato le restrizioni all'importazione. Si prevede, poi, che il
nuovo Governo del Partito Popolare Indiano (Bharatiya Janata Party) ammorbidirà
ulteriormente tali vincoli nella seconda metà del 2014. Questi fattori,
combinati con una rinnovata forza della rupia, potrebbero sicuramente stimolare
la domanda di oro. Un altro driver che potrebbe spingere al rialzo i prezzi del
metallo giallo è il recente annuncio da parte del Governo cinese circa i piani
volti a consentire entro fine anno il commercio internazionale di lingotti
d'oro per i detentori di conti offshore in yuan, tramite la zona di libero
scambio di Shanghai.


 


Il
metallo giallo sta anche traendo vantaggio dalla stabilizzazione dei deflussi
dagli ETF sull'oro. Le quote sono rimaste stabili da inizio maggio, ma il
settore ha recentemente visto un buon incremento delle attività negli Etf
sull'oro. Per il momento, lo slancio dell'oro è forte e potrebbe prolungare il
suo rally, soprattutto se la situazione irachena dovesse andare fuori controllo
al punto che gli elevati prezzi del petrolio spingano l'inflazione, stroncando
sul nascere la ripresa economica. Tuttavia, ci aspettiamo che il metallo
prezioso continui a scambiare in un range
ristretto, a causa della forza dell'economia statunitense, dell'incremento dei
rendimenti di lungo termine e dell'exit
strategy della Fed dalle politiche monetarie accomodanti.


COMMENTA LA NOTIZIA