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Oro ancora debole, Fed e mercato fisico non aiutano

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seguito pubblichiamo un commento di mercato a cura di Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities di Union Bancaire Privée. L’esperta di UBP ritiene poco credibile che le quotazioni dell’oro nel corso del mese di settembre siano state penalizzate dalla quotazione a Wall Street di Alibaba. A suo avviso a penalizzare il metallo prezioso è stata piuttosto la rivalutazione del dollaro Usa.

Nonostante l’incertezza generata dai continui attacchi della coalizione USA contro l’ISIS in Siria e in Iraq e malgrado le recenti proteste a Hong Kong per chiedere maggiore democrazia, di recente l’oro ha subito un duro colpo, toccando i livelli minimi da gennaio.

Una delle spiegazioni di questo forte calo registrato dal metallo prezioso nella prima metà di settembre, proprio in coincidenza con la quotazione di Alibaba, è che gli speculatori cinesi hanno liquidato le proprie posizioni sulle materie prime, in particolare sull’oro, per avere spazio per l’IPO. Tuttavia, non diamo molto credito a questa teoria; siamo maggiormente propensi a ritenere che il dollaro ai livelli più alti da 4 anni – anche a causa  alla divergenza tra la Federal Reserve e la Banca centrale europea in termini di politica monetaria – e i massimi registrati dai mercati azionari costituiscano una combinazione letale per i prezzi dell’oro. Il costante miglioramento delle condizioni economiche statunitensi, inoltre, ha rafforzato le aspettative inerenti a un rialzo dei tassi da parte della Fed già nella primavera 2015.

L’ultima riunione della Fed non è stata favorevole per l’oro: nonostante l’Istituto centrale abbia rivisto al ribasso le prospettive di crescita del PIL degli Stati Uniti per il 2015 e abbia ribadito che lascerà ancora invariati i tassi per “un considerevole lasso di tempo” (a causa dei timori sullo stato di salute del mercato del lavoro), il grafico a punti (c.d. dot plot), che riflette le proiezioni per il futuro fatte dei funzionari della Fed, include fed funds rate più elevati del previsto, ampliando così il divario con i tassi correnti.

Per la Fed l’inflazione, ora al di sotto del target del 2%, è debole, in quanto il dollaro sempre più forte tiene sotto controllo sia i costi di importazione sia l’aumento dei prezzi al consumo. In effetti, negli USA, i prezzi al consumo sono calati ad agosto per la prima volta da un anno. Il basso livello d’inflazione, inoltre, rende meno attraente l’oro come copertura contro l’aumento dei prezzi.

La propensione agli investimenti in oro sembra essersi affievolita: infatti, la domanda d’investimento in tale commodity tramite gli ETF continua a diminuire.
Gli investimenti in ETF sull’oro, secondo i dati noti, sono scesi sotto il livello delle 55 milioni di once, ai minimi da cinque anni, a causa delle elevate redemption.

Anche dal mercato dell’oro fisico, il sostegno è debole. Infatti, stando a quanto riportato dal GFMS (Gold Fields Mineral Services) nell’Interim Gold Report 2014, la domanda fisica per l’anno in corso è prevista in calo del 15,9% a quota 4.174 tonnellate, contro il record di 4.957 tonnellate del 2013. Sempre secondo il report, ad aggiungere altra pressione alle quotazioni del metallo giallo c’è anche l’indebolimento della domanda da parte della Cina, dovuta alle “condizioni economiche più delicate” e al giro di vite contro la corruzione.

Anche se gli scambi sul mercato dell’oro sono stati piuttosto deboli in questa prima settimana di ottobre, a causa della festa nazionale cinese della “Golden Week”, della durata di sette giorni, la domanda di oro dovrebbe ora entrare in una fase di forte richiesta dal mercato fisico, in quanto ci avviciniamo alla festa di Diwali (il 23 ottobre), stagione di festività e di matrimoni in India, in cui tradizionalmente la domanda di oro è elevata.

Al momento, ci aspettiamo che l’oro trovi un supporto attorno alla soglia psicologica di 1.220-1.200 dollari l’oncia, anche se non possiamo escludere ulteriori correzioni verso i minimi dello scorso anno di 1.180 dollari.
Ovviamente, ciò resta valido salvo un peggioramento delle crisi geopolitiche globali o del recente calo dei mercati azionari. In questi casi, infatti, gli investitori entrerebbero nel panico, venderebbero gli asset a più alto rischio
e tornerebbero a puntare sull’oro, grazie alla sua caratteristica di  bene rifugio.