Ora i gestori aspettano il boom consumistico dei mercati emergenti

Inviato da Marco Barlassina il Mar, 20/02/2007 - 15:13

C'è un'altra frontiera per gli investitori oltre i mercati emergenti. Si tratta proprio di quelle società occidentali e di quei settori che più di altri potrebbero beneficiare del potenziale di crescita dei consumi nei mercati in sviluppo. Molto è stato scritto del boom di crescita dei paesi emergenti, spesso si dimentica però il risvolto della rapida espansione dei consumi in tali aree. Nei paesi in via di sviluppo solo un numero esiguo di persone ha accesso a beni e servizi che si danno per scontati in Occidente, come abiti e scarpe nuovi, viaggi e articoli per la cura del corpo. Ma le cose stanno rapidamente cambiando. Per esempio, l'economia cinese sta crescendo ad un ritmo serrato, comportando anche un aumento dei salari che non potrà non riflettersi in maniera crescente sulle abitudini di consumo.

Una simile svolta produrrà anche considerevoli opportunità di investimento. Ne è convinto Graham French, gestore del fondo Global Basics di M&G: "I consumatori emergenti hanno una crescente ricchezza da spendere. Le persone che prima si focalizzavano solo sui loro bisogni primari inizieranno a richiedere anche beni discrezionali. Di conseguenza penso che ci sia un enorme potenziale d'investimento nelle aree che riguardano i marchi di abbigliamento e articoli sportivi, aziende produttrici di cibo in scatola e prodotti per la cura della persona". Dello stesso parere è anche un altro gestore, Jason Pidcock, del Mellon Asian Equity Fund, secondo cui un buon esempio è lo stimolo esercitato attualmente dai nascenti settori della cosmetica e dell'igiene personale in Cina. Nonostante il reddito medio pro capite in Cina sia ancora al di sotto dei 2mila dollari statunitensi all'anno, il mercato della bellezza in Cina è attualmente all'ottavo posto al mondo. Le stime variano, ma le vendite al dettaglio di prodotti cosmetici nel 2004 si aggiravano intorno ai 70 - 90 miliardi di Renmibi (compresi circa tra 7 e 9 miliardi di euro) e la crescita del fatturato del settore cosmetico ha superato quella dell'economia in 12 degli ultimi 14 anni. "La causa risiede nel fatto che i lavoratori cinesi recentemente urbanizzati (si stima che nei prossimi 25 anni 250 milioni di persone si sposteranno dalle zone rurali alle città) hanno iniziato rapidamente a sfruttare il loro nuovo potere di acquisto", chiarisce Pidcock. Non si tratta di un mercato da poco, se si considera che il numero di donne cinesi tra i 15 e i 64 anni è di gran lunga superiore alla cifra aggregata per Stati Uniti, Europa e Giappone.

Il potenziale di investimento nel fenomeno del consumatore emergente non si limita però alla sola cosmesi, ma coinvolge anche i settori dei beni discrezionali, come articoli firmati, cibo confezionato, i settori del tempo libero e dei viaggi. Il fondo gestito da French ad esempio scommette su titoli come VF Corp, proprietario di marchi globali di abbigliamento e articoli sportivi come Lee, attraenti per i consumatori dei mercati emergenti, Danone i cui prodotti sono da poco disponibili anche alle classi medie dei paesi emergenti, Colgate Palmolive, Rolls Royce, una delle maggiori produttrici di motori per aeromobili, che inizia a beneficiare del boom del settore travel nelle economie emergenti, fino a Lonmin e Impala Platinum, due delle tre maggiori società produttrici di platino nel mondo, che traggono beneficio dalla domanda asiatica di auto, in cui il platino viene impiegato nei catalizzatori.

Allo stesso modo la svolta dovrebbe riflettersi anche sulle vendite di prodotti di lusso. French ritiene che parallelamente all'aumento della ricchezza in mano alla "nuova classe media" nelle economie emergenti, molte persone in questi paesi saranno capaci di acquistare beni di lusso, tra cui abbigliamento firmato, automobili e gioielli.

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