Opinioni: il Giappone torna ad essere di moda

Inviato da Redazione il Lun, 17/10/2005 - 10:38
Nel corso del 2004 e nei primi nove mesi del 2005 si è avuta una crescita esponenziale del numero di analisi, studi e report dedicati alle elevate chance che l'economia nipponica ha di intraprendere finalmente il sentiero giusto per poter uscire dal tunnel lungo e oscuro in cui si trova da quasi quindici anni. E non vi è dubbio che negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad un'evidente miglioramento degli indicatori economici chiave del paese del Sol Levante ( miglioramento che non era mai stato registrato durante periodi che hanno rivelato una natura di ' ripresa falsa o bugiarda'). La definizione ' ripresa falsa' calza a pennello per descrivere l'insieme di fasi congiunturali in cui numerosi osservatori hanno prematuramente fatto suonare le campane a festa per la seconda economia del pianeta. Ed è proprio per questo motivo che sono in molti a mostrare un certo scetticismo dinanzi ai miglioramenti intervenuti negli ultimi mesi.

Tuttavia, tra tutti gli indicatori, è possibile individuarne alcuni che rendono credibile il decisivo superamento di alcuni mali cronici dell'economia giapponese. Uno di questi è il risanamento del sistema bancario, che è stato caratterizzato da un sensibile calo dei livelli di morosità (mai cos' bassi nell'ultimo decennio). Il tasso di disoccupazione ( calato fino al 4,3%) e l'occupazione stabile hanno fatto registrare decisi miglioramenti.

Ultima variabile, ma non meno importante degli altri, i giapponesi sembrano essere nuovamente propensi ad aumentare i consumi: le vendite al dettaglio di giugno, per esempio, hanno fatto registrare un'incoraggiante crescita del 3,6%. Fattori come la crescita del reddito disponibile, il ridimensionamento del tasso di disoccupazione e, in particolare, il ritorno a livelli di consumo più sostenuti rappresenterebbero le chiavi di svolta per abbandonare i mali endemici che hanno condizionato l'economia locale negli ultimi quindici anni.

In realtà, non mancano gli elementi preoccupanti. L'elevatissimo volume del deficit pubblico - che secondo gli ultimi dati ha raggiunto il 6,1% del prodotto interno lordo - è una variabile che preoccupa non poco gli analisti. Tuttavia, è probabile che le vere novità per l'economia nipponica non provengano dall'analisi di freddi dati macro- economici. Secondo Bill Emmott, editorialista del settimanale britannico The Economist, le ragioni chiave per comprendere il cambiamento giapponese risiedono nelle modifiche intervenute in ambito politico, legislativo, sociale ed imprenditoriale.

L'analisi di Emmott merita di essere presa in considerazione per le capacità mostrate dal giornalista nel prevedere i mali dell'economia del Sol Levante alla fine degli anni Ottanta. Nel 1989, Emmott pubblico ' The Sun also sets', un libro-indagine in cui ha previsto la prolungata crisi economica vissuta dal gigante asiatico durante il decennio immediatamente successivo.

Sappiamo che l'economia di un paese non è sempre correlata all'andamento dei mercati azionari. E' però altrettanto vero che nel lungo periodo le due variabili dovrebbero muoversi nella medesima direzione (almeno per le economie di mercato). La rivalutazione dell'indice Nikkei 225 è stata superiore al 70% rispetto ai minimi toccati nella primavera del 2003 ( un dato che la posiziona al di sotto della performance offerta dagli indici europei e al di sopra di quella degli indicatori statunitensi).

Dopo una prima parte del 2005 mediocre, l'entusiasmo per la Borsa nipponica ha subito un'impennata negli ultimi mesi a causa dell'interesse dimostrato dagli investitori stranieri. I volumi di contrattazione hanno raggiunto livelli record grazie agli acquisti operati da investitori stranieri che nel bimestre agosto- settembre hanno impresso una forte accelerazione ai flussi di investimento diretti verso la Borsa di Tokio. Una menzione particolare merita l'indice delle società a piccola e media capitalizzazione (Topix Small Caps), che negli ultimi tre anni ha reso più del doppio dell'indice Nikkei 225. A cura di www.fondionline.it
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