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Operazione Twist al capolinea, Fed verso potenziamento QE3

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E’ arrivato il giorno della Federal Reserve. La due giorni di riunione del Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio operativo della Fed che determina la direzione della politica monetaria, si conclude stasera con l’annuncio fissato alle 18.30 e che sarà seguito alle 20.15 dalla conferenza di Ben Bernanke. Il mercato si attende un ampliamento del piano di quantitative easing alla luce della scadenza a fine mese dell’operazione Twist (vendita di titoli di stato a breve scadenza e acquisto di bond con scadenze tra 6 e 30 anni) che ha coinvolto complessivamente titoli per circa 700 mld di dollari. Il qe3 lanciato a settembre e consistente in acquisti di di Mortgage backed securities (Mbs) per 40 mld di dollari mensili, dovrebbe quindi essere potenziato aggiungendo acquisti di Treasury.

Piano acquisti potrebbe lievitare fino a 85 mld $ mensili
Secondo il consensus Bloomberg la Fed annuncerà ulteriori acquisti mensili per 45 miliardi di dollari. Nei due precedenti piani di quantitative easing la banca centrale statunitense ha acquistato complessivamente 2,3 mila miliardi di dollari di Treasury.  Più caute le previsioni degli esperti di IG che vede il qe3 lievitare da 40 a 65 miliardi al mese (+25 miliardi dai livelli attuali mediante acquisto di Treasury). “Con il fiscal cliff ancora in discussione probabilmente la Fed potrebbe decidere di mettere da parte il bazooka e utilizzare un’arma meno potente” sottolinea Vincenzo Longo, market strategist di IG – che ritiene verranno considerati anche i progressi fatti dall’economia (tasso di disoccupazione ai minimi dal 2008 e Pil in crescita di oltre il 2%).

Possibile anche cambio comunicazione con fissazione target specifici
La banca centrale statunitense dovrebbe confermare i tassi ai minimi storici nel range 0-0,25% e reiterare l’intenzione di mantenere i tassi ai minimi fino a metà 2015. Non è da escludere la possibilità che l’orizzonte venga ulteriormente allungato. In tal senso il vice presidente banca centrale statunitense, Janet Yellen, nelle scorse settimane ha dichiarato che vede i tassi ai minimi fino a inizio 2016).
“Probabile una svolta nella comunicazione – sostiene Asmara Jamaleh di Intesa Sanpaolo – che precisi delle soglie su inflazione e disoccupazione come condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per decidere quando modificare il livello dei tassi ufficiali”. Il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, ritiene ad esempio  che i tassi devono restare ai minimi fino a quando la disoccupazione non scenderà sotto quota 7% a patto che l’inflazione rimanga sotto il 3%. In seno alla banca centrale Usa c’è però anche chi teme che un’indicazione puntuale sia controproducente dando l’impressione che ci si concentri su un numero limitato di variabili.