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L’onda lunga della speculazione travolge ancora il petrolio

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L’onda lunga della speculazione non si ferma e continua a travolgere il petrolio. Prima la soglia fatidica era posta a 100 dollari, adesso che da mesi il greggio ha intrapreso una corsa che non ha precedenti nella storia, il nuovo obiettivo da “sfidare” è diventato più ambizioso: quota 200 dollari. Un target che secondo il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Khan, non è così irraggiungibile. “E’ possibile che il prezzo del petrolio arrivi a 200 dollari entro la fine dell’anno”, è la previsione fatta da Strauss-Khan.


Una indicazione, che il solo pensiero fa tremare i polsi ai consumatori di mezzo mondo. E già qualcuno si muove: in Italia il governo ha infatti deciso di metterci una “pezza”, correndo ai ripari. L’annuncio più pratico e immediato per le tasche degli italiani verrà fatto la prossima settimana quando sarà varato un decreto salva accise, con l’obiettivo di sganciare il carico fiscale su benzina e gasolio dai continui aumenti del petrolio.

“Il 18 giugno sarà dato il via libera a un apposito decreto che varrà circa 800 milioni di euro per lo sgancio delle accise sul carburante rispetto alla crescita dei prezzi”, ha confermato Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia, mettendo date e cifre sul tema del giorno. Un goccia nell’oceano per qualcuno, ma che è un piccolo passo concreto. Anche ai piani alti dell’Opec adesso si stanno attrezzando.

 

I signori del petrolio hanno infatti deciso di aprire anche loro al popolo dei consumatori, chiedendo a gran voce un confronto per discutere insieme la crescita ingiustificata – secondo loro – dei prezzi del greggio. Dall’Opec è partita la proposta di un vertice straordinario, che metta attorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti alle prese con il caro-petrolio ormai giunto a un soffio dai 140 dollari al barile. E in attesa che dalle intenzioni si passi ai fatti, il 18 e il 19 giugno l’argomento greggio potrebbe essere affrontato anche a Bruxelles in occasione del Consiglio europeo perché la posta in gioco è troppo alta.