Oltre gli specifici venti sfavorevoli, le prospettive per l'Europa periferica sono buone

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 04/08/2014 - 16:47

Di seguito pubblichiamo un commento di mercato a cura di Rupert Welchman, Senior
Portfolio Manager di Union Bancaire Privée. L'esperto di UBP evidenzia in
particolar modo come a suo avviso, al di là degli specifici venti sfavorevoli
che soffiano sui mercati europei, siamo in una fase in cui possiamo iniziare a vedere i ricavi
delle società europee ritornare su un fronte positivo.


Dalla fine di marzo, ci sono
state alcune delusioni e alcune incertezze circa la ripresa europea, in
particolar modo nell'Europa periferica. Gli eventi accaduti nelle scorse
settimane in Portogallo hanno pesato ulteriormente sui mercati europei;
inoltre, sembra che ci sia stata anche una pausa per riprendere fiato in
Grecia. Tuttavia, al di là dei recenti avvenimenti che hanno colpito il
Portogallo, come mai i mercati europei hanno rallentato, a dispetto di un forte
rally registrato nella seconda parte del 2013, per lo più guidato da una
reflazione in Spagna?


Paragonandolo
ad altri mercati, e in particolare a quello americano, sembra che non ci sia
alcun incentivo a investire nel mercato europeo: guardando alle valutazioni a
12 mesi dei P/E forward, apparentemente sono allineate. Tuttavia, scavando un
po' più a fondo, i due mercati sono in realtà molto diversi. Negli Stati Uniti,
i ricavi per azione (SPX500) stanno mediamente toccando nuovi massimi, ben al
di sopra del picco del 2008, registrando così elevati margini. D'altra parte,
in Europa, i ricavi per azione (MSCI Eurozone) stanno ancora stazionando
intorno al picco registrato nel 2008, mentre i margini rimangono enormemente
sotto pressione. Senza una forte domanda interna che sostenga i ricavi, sarà
difficile aumentare la redditività per le società attive in Europa.


Quindi,
siamo in una fase in cui possiamo iniziare a vedere tali ricavi ritornare su un
fronte positivo? Crediamo di esserci quasi, anche se il tempo necessario è
superiore al previsto.


Ovviamente,
ci sono specifici venti sfavorevoli che soffiano sui mercati europei. Il
principale deriva dall'Asset Quality Review che sta effettuando la Bce, i cui
risultati si sapranno in parte a ottobre. La pressione che è stata posta sulle
banche europee affinché aumentassero il capitale ha portato gli istituti ad
astenersi dal concedere prestiti. Non sorprende perciò che l'Indice Stoxx600 banks abbia
sottoperformato, e più in generale questa posizione rispetto all'erogazione di
prestiti ha messo pressione su tutti i potenziali richiedenti, in particolare
nella periferia dell'Eurozona. Comunque, ci aspettiamo che l'esito degli stress
test sia gestibile per la gran parte delle banche quotate in Europa.


Nonostante
questi venti contrari, per l'Europa ci sono anche correnti favorevoli. La
fiducia delle aziende continua ad aumentare - ciò si evince dal crescente
numero di CFO che ritiene che questo sia il momento giusto per incrementare il
rischio nelle proprie aziende. Inoltre, anche la disponibilità di credito sta
migliorando, proprio perché il costo di quest'ultimo è in calo, come dimostrato
dall'ultima Bank lending survey condotta dalla Bce. Anche il sentiment
economico è complessivamente positivo: in Grecia sta migliorando a un ritmo più
veloce che nel resto d'Europa; la disoccupazione spagnola sta calando e in
Portogallo le esportazioni stanno superando le importazioni. Il riequilibrio
delle economie periferiche è quindi sulla buona strada, in quanto l'austerità
ha raggiunto il suo massimo ed è ormai alle spalle.


Da un
punto di vista settoriale, i ciclici europei sono ancora indietro rispetto alle
controparti statunitensi, per via delle preoccupazioni circa gli stress test
delle banche. Tuttavia, l'Europa resta molto conveniente in confronto agli USA.
Inoltre, Spagna, Italia e Grecia offrono ancora delle valide opportunità, per
cui dovremmo tenerci pronti per un recupero nella seconda parte dell'anno. Dal
discorso tenuto nel 2012 dal presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, abbiamo
assistito a una serie di fasi di risk
off, in cui gli investitori generalmente non puntavano sulla ripresa;
finora però, queste sono sempre state seguite da altrettante fasi di forte risk-on. Non riteniamo che il
contesto attuale sia diverso e continuiamo a sostenere il più ampio trend verso
un rafforzamento delle economie dell'Europa periferica e le conseguenze
positive sui mercati azionari.

COMMENTA LA NOTIZIA