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Ocse: NPL e debito espongono Italia a rischi finanziari. Su Bce: “aspetti ad alzare tassi” anche con alert bolla sui mercati

Un alert agli investitori: troppo ottimisti in relazione alla crescita dell’economia. Probabilità di una “forte” correzione è elevata.

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Anche l’Ocse torna a puntare il faro sugli NPL delle banche italiane, certificando comunque il miglioramento nella gestione del problema. L’istituzione parigina, pur rivedendo al rialzo, nel suo Economic Outlook, l’outlook sul Pil dell’Italia, a +1,6% per l’anno in corso e +1,5% per il 2018 (rispetto a +1,4% e +1,2% previsti a settembre), scrive che “l’elevato stock dei crediti deteriorati e l’alto debito pubblico espongono il paese a rischi finanziari“.

E’ vero, tuttavia, che “sul fronte degli Npl, la strategia del governo di fronteggiare le difficoltà delle banche più deboli sta dando i suoi frutti, con i crediti deteriorati che hanno iniziato a scendere”.

Il punto, in ogni caso, è che sia gli NPL che il debito pubblico rappresentano tuttora i due principali fattori di rischio per l’Italia. Viene fatto notare anche lo stretto legame che esiste tra di essi, visto che le sofferenze, andando a pensare sui bilanci delle banche, tendono ad aumentare anche i rischi sui conti pubblici in caso di crisi.

Si auspica di conseguenza uno “smobilizzo più celere del previsto degli NPL”, che avvenga in modo graduale. Un tale percorso rafforzerebbe “la fiducia, sostenendo in modo ulteriore gli investimenti del settore privato”.

Allo stesso tempo, affrontando il tema della normalizzazione dei tassi da parte della Bce, l’Ocse invita la banca centrale europea ad aspettare fino al 2020 prima di alzare i tassi.

Non solo: l’istituzione lancia un alert anche agli investitori, sottolineando che i prezzi degli asset sono cresciuti troppo, in relazione alla crescita attesa dell’intera economia globale, che dovrebbe testare il suo picco l’anno prossimo.

Il Pil mondiale è stimato infatti in rialzo fino a +3,7% nel 2018, al ritmo migliore degli ultimi anni, prima di rallentare il passo a +3,6% nel 2019. In particolare, secondo l’Ocse, gli Stati Uniti testeranno il punto più alto della crescita economica l’anno prossimo, mentre l’Eurozona, il Giappone e la Cina assisteranno a un indebolimento del Pil già a partire dal prossimo anno, e anche nel 2019.

L’alert fa riferimento espressamente al trend dell’MSCI World Index, indice di riferimento dell’azionario mondiale, che è salito del 18% circa quest’anno, più che raddoppiando il valore che presentava nel febbraio del 2009.

In questo contesto, la probabilità di una “forte” correzione è elevata.

“Continuano ad aumentare le prove sul fatto che i prezzi degli asset finanziari non siano coerenti con le aspettative sulla crescita futura”, è scritto nell’Outlook dell’organizzazione – e ciò esacerba rischi di correzioni finanziarie e di un dietrofront della crescita”.

Ciò non significa necessariamente che il mondo dovrà far fronte a un’altra crisi finanziaria dello stesso livello di quella del 2008, ma indica che un eventuale ribasso dei mercati potrebbe di zavorrare i fondamentali dell’economia reale.