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Ocse: l’Italia riformi mercato del lavoro. Padoan, rischio che calo crescita globale sia strutturale

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E’ necessario che l’Italia intervenga sul mercato del lavoro, riducendo la dualità tra fasce di dipendenti più tutelate e altre prive di garanzie e costruendo una rete di sicurezza sociale universale. Così scrive l’Ocse nell’aggiornamento del rapporto 2014 ‘Going for growth’, aggiungendo il bisogno per il Belpaese di puntare ad una migliore formazione professionale e un sostegno per i programmi di apprendistato, fattori che “potrebbero ridurre le disparità nei redditi”. L’Ocse raccomanda anche la riduzione del cuneo fiscale. “Italia deve spostare la sua politica del lavoro tutelando maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto di lavoro in sé e migliorando la rete di supporto sociale”.

L’Italia – rimarca l’Ocse – deve ridurre il peso del fisco sui redditi bassi da lavoro. Le altre raccomandazioni riguardano il rafforzamento del mercato riducendo le barriere alla concorrenza attraverso tutti i livelli di governo. Il rapporto inoltre raccomanda all’Italia di far scendere il peso della presenza dello Stato nel controllo delle imprese e sollecita un intervento per ridurre i tempi della giustizia civile“.
 
L’organizzazione fa notare che non ci sono segni di inversione di tendenza sul tasso di disoccupazione italiano, che ormai è a doppia cifra. “Diversi anni di consolidamento fiscale aggiustamenti nei bilanci del settore privato, bassa fiducia e disponibilità di credito ridotta hanno lasciato l’Italia con un tasso di disoccupazione a due cifre e nessun segno di un’inversione rapida e autosufficiente”. L’Ocse appare preoccupata in particolare della disoccupazione di lunga durata (un anno o più), che con la crisi è inesorabilmente aumentata: nel 2011 riguardava già oltre la metà dei senza lavoro italiani, il 51,9%, e nel 2012 ha toccato quota 53%.

Padoan: rischio che bassa crescita globale sia strutturale
“La diffusa decelerazione nella produttività dall’inizio della crisi potrebbe presagire l’inizio di una nuova era di bassa crescita“. E’ quanto scrive il capo economista dell’Ocse e ora presidente Istat, Pier Carlo Padoan, nell’introduzione al rapporto. Per Padoan, il calo dei tassi di crescita globale potrebbe essere diventato strutturale. “Lo slancio dell’economia globale resta debole, aumentando il timore che ci sia stata una contrazione strutturale nei tassi di crescita rispetto alla fase pre-crisi”. Per il capo economista, queste preoccupazioni non sono più limitate ai Paesi occidentali, ma coinvolgono anche gli emergenti e “sono alimentate dall’alta disoccupazione e dal calo della partecipazione alla forza lavoro in molti Paesi. E’ improbabile che la creazione più rapida di posti di lavoro sia sufficiente per riportare i tassi di occupazione ai livelli pre-crisi, men che meno a livelli capaci di compensare l’impatto dell’invecchiamento della popolazione nei Paesi avanzati”.

Padoan ha poi posto l’accento sul fatto che negli ultimi tre anni a fare riforme strutturali sono stati soprattutto i Paesi “entrati nella crisi con ampi deficit di bilancio”, mentre quelli in surplus sono andati più a rilento. “Lavorare sulle carenze dei mercati finanziari e ristabilire bilanci sani nel settore bancario restano in cima alle priorità” per il rilancio dell’economia globale.