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Occupazione a rischio nei Paesi del G20, dal 2008 persi 20 milioni di posti di lavoro

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Il rallentamento nell’economia globale potrebbe portare ad una riduzione di posti di lavoro in tutti i Paesi del G20. È l’avvertimento dell’International Labour Organization (ILO), che il 26-27 settembre presenta uno studio sul tema in collaborazione con l’Ocse davanti ai ministri del lavoro elle 20 maggiori economie mondiali.
All’attuale tasso di crescita occupazionale inferiore all’1%, nota lo studio, non è possibile recuperare i 20 milioni di posti di lavoro persi dal 2008, cioè all’inizio della crisi. Di questo passo, al contrario, il deficit occupazionale nei Paesi del G20 potrebbe raggiungere i 40 milioni di unità, per aggravarsi ulteriormente entro il 2015.
Per tornare entro il 2015 ai livelli pre-crisi, invece, l’occupazione dovrebbe crescere con un tasso di almeno l’1,3% annuo, generando così circa 21 milioni di posti di lavoro ogni anno. Si tratta di un’ipotesi molto rosea, che consentirebbe sia di recuperare i posti di lavoro persi dopo lo scandalo Lehman Brothers, sia di assorbire tutta l’attuale forza lavoro potenzialmente attiva.
Per avvicinarsi a questo obbiettivo, raccomanda l’ILO, tutta l’attenzione va dedicata all’investimento nell’economia reale, per invertire la tendenza al rallentamento della crescita e per creare nuova occupazione, cosa che si può raggiungere solo attraverso la cooperazione globale e con il ruolo chiave dei ministri del lavoro di ciascun Paese.