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Occupazione: 2 milioni senza lavoro nei primi mesi del 2011 e salari reali in calo nei prossimi anni

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Oltre 2 milioni di disoccupati nei primi quattro mesi dell’anno, e poca speranza di tornare presto ai livelli pre-crisi. Lo dice l’ultimo rapporto di Confindustria “Ripresa globale: dallo slancio al consolidamento”, che fotografa lo stato dell’economia italiana e le sue prospettive di crescita. Il dato evidenziato parla di 2.042.000 senza lavoro nel primo trimestre, l’8,2% rispetto alle persone occupate. La situazione del resto è condivisa dall’area euro e negli Stati Uniti, dove in aprile il tasso di disoccupazione nei primi mesi dell’anno ha oscillato tra il 9 e il 10%.
Il centro studi di via dell’Astronomia non è parso così ottimista sulle previsioni di recupero, ipotizzando un miglioramento solo di pochi decimali nei prossimi due anni: segno dell’immobilità nel mercato del lavoro. In Italia, a determinare se e quanto velocemente si invertirà la tendenza, sarà il ritmo di ritorno al lavoro dei cassaintegrati. Secondo lo studio di Confindustria infatti, sono 473 mila le unità di lavoro assorbite dalla CIG nel 2010 che devono essere reintegrate, rallentando così le nuove assunzioni. L’associazione degli industriali prevede che nel 2012 le unità di lavoro in cassa integrazione nel 2012 potrebbero scendere intorno alle 190 mila, e che i nuovi occupati potrebbero essere lo 0,4% in più, a meno che la manovra di bilancio del governo non abbia effetti negativi sulle assunzioni.
Per quanto riguarda le retribuzioni, tra il 2011 e il 2012 il loro aumento sarà solo nominale, e legato soprattutto alle contrattazioni nazionali. Il che vuol dire che, anche se sulla carta le buste paga si faranno più pesanti dell’1,7% nel 2011 e dell’1,8% nel 2012, di fatto il salario reale diminuirà, dato che l’inflazione è prevista ben oltre il 2%.
Quanto ai settori dell’economia, nel primo trimestre 2011 la produttività dei lavoratori dell’industria è stata del 4,2% in meno dei livelli prima della crisi. Meglio invece per i privati, soprattutto nel settore della comunicazione, che hanno superato i livelli precedenti la recessione già a metà del 2010.