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Obbligazioni europee high yield: quali prospettive?

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Le valutazioni delle obbligazioni europee high yield destano preoccupazione in un momento in cui gli Stati Uniti stanno ritirando le misure di stimolo monetario. Tuttavia molti fattori inducono a mantenere un’esposizione significativa al debito non investment grade: la Bce intende fornire un ulteriore sostegno monetario, gli spread dei rendimenti obbligazionari conservano la loro attrattiva e il merito di credito dell’asset class si conferma robusto. Come muoversi allora? Una risposta arriva da Pictet Asset Management, di cui riproponiamo qui di seguito i passaggi più significativi.

Sono poche le asset class che hanno conseguito risultati paragonabili a quelli delle obbligazioni europee high yield negli ultimi cinque anni. Dal 2009 a oggi questo mercato ha guadagnato circa il 16% l’anno, beneficiando degli stimoli della politica monetaria. Gli investitori sono tuttavia preoccupati per le valutazioni a fronte del calo dei rendimenti delle emissioni sub-investment grade, che hanno raggiunto il minimo storico inferiore al 5% in un momento in cui la Federal Reserve sta ritirando gli stimoli monetari. I timori sembrano fondati, ma solo fino a un certo punto. Per quanto sia improbabile che il debito europeo high yield ripeta le performance degli ultimi cinque anni, siamo convinti che vi siano molte ragioni per mantenere un’esposizione strategica a questa asset class.

Clima economico favorevole

La decisione della Banca Centrale Europea di aumentare gli stimoli monetari ha contribuito in qualche misura al sostegno dei mercati obbligazionari della regione. I tassi di interesse bassi, la crescita economica modesta e l’inflazione contenuta creano un contesto favorevole per chi investe nell’high yield.

La persistenza di tassi di interesse bassi ha contribuito al contenimento dei costi di finanziamento societari, favorendo il pagamento delle cedole e il differimento della scadenza dei debiti per gli emittenti high yield.

Di conseguenza, i tassi di default si sono ridotti. Moody’s ha recentemente rivisto al ribasso le proprie previsioni relative alle insolvenze degli emittenti high yield per il 2014, portandole appena al di sotto del 2%, un livello notevolmente inferiore alla media storica.

Il miglioramento della situazione creditizia delle società HY è evidente anche in base ad altri parametri. Per la prima volta dal 2011 le revisioni al rialzo dei rating hanno superato quelle al ribasso, mentre sul fronte dell’indebitamento netto e delle posizioni liquide rispetto al debito complessivo gli emittenti di categoria speculativa hanno compiuto buoni progressi negli ultimi mesi. Il rapporto liquidità/indebitamento delle società HY europee, ad esempio, è ora prossimo a una media del 35%, rispetto al 30% dello scorso anno.

Rischi persistenti

Ciò non significa che i rischi siano scomparsi. Come hanno messo in luce i problemi di Banco Espirito Santo in Portogallo, l’eurozona deve ancora fare molto per il sistema bancario. Ma le riforme necessarie per la creazione di basi più solide per il settore delle banche e della finanza pubblica potrebbero rivelarsi di difficile attuazione. Un altro pericolo potrebbe celarsi nel mercato primario, giacché i costi di finanziamento contenuti potrebbero tradursi in una maggiore emissione obbligazionaria da parte di società con un passato fortunoso in materia di indebitamento.

La liquidità del mercato costituisce un ulteriore elemento critico. La funzione degli intermediari è stata danneggiata dalle normative che obbligano le banche a ridurre il trading degli strumenti a reddito fisso, e tale situazione potrebbe limitare la capacità degli investitori di operare nel mercato secondario e incrementare la frequenza delle fasi di volatilità.

Nonostante i rischi, le prospettive si confermano incoraggianti. La solidità del merito creditizio delle società di grado speculativo e le prospettive di una politica monetaria più accomodante nell’area euro che negli Stati Uniti compensano ampiamente gli investitori per il rischio di default, una notizia rassicurante in un periodo caratterizzato dalla scarsità di investimenti redditizi.