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Obama – McCain: a confronto le posizioni sull’economia

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A poche ora dall’apertura delle urne negli Stati Uniti per il rinnovo del Congresso e per un nuovo mandato presidenziale, il voto anticipato dà a Barack Obama una vantaggio di poco meno di 5 punti percentuali sul suo sfidante John McCain.


Sembra tuttavia improbabile che la futura politica economica di uno qualsiasi dei due candidati una volta eletto possa discostarsi da interventi di carattere bipartisan. La crisi finanziaria ha infatti cambiato fisionomia alle elezioni 2008 e promette di fare ancora di più nel primo anno di mandato, uniformando, per quanto possibile, i temi e le modalità d’intervento dei due candidati.

Saltano così gli schemi classici che vogliono i repubblicani tradizionalmente più vicini alle esigenze del mercato e favorevoli a riduzioni dell’imposizione fiscale e i democratici più sensibili al tema della presenza dello Stato nell’economia e a quello della redistribuzione del reddito tra le classi sociali.


Chiunque sarà il successore di George W. Bush dovrà impegnarsi nella realizzazione di una sorta di riedizione del new deal, il “nuovo corso” varato dal presidente Franklin D. Roosevelt nel 1933 e che conteneva una serie di interventi per risollevare il Paese dalla Grande depressione iniziata nel 1929. L’intervento aveva l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro, riformare le regole dei mercati finanziari (naque allora la Sec) e dare vita a un sistema di welfare. E’ probabile che saranno ancora questi i temi d’intervento, per una politica che tenterà di ribilanciare gli eccessi della deregulation avviata negli anni ’80.


Prima però c’è da mettere fine alla crisi finanziaria. Tra i progetti di Barack Obama c’è quello di una moratoria di 90 giorni sui pignoramenti di case che eviterebbe l’azione di quegli istituti finanziari sostenuti dal governo nei confronti di chi ha problemi nel pagare le rate del mutuo. McCain ha proposto invece l’acquisto diretto da parte del governo dei mutui problematici in capo agli istituti finanziari, modificandone i termini.


La ricetta di Obama per la creazione di nuovi posti di lavoro passa invece dall’investimento di 25 miliardi nella manutenzione di opere pubbliche, all’avvio di progetti per aumentare l’efficienza energetica, fino al raddoppio (fino a 50 miliardi) delle garanzie sui prestiti per i produttori di auto. Un punto, quest’ultimo, su cui si osserva uniformità di vedute tra i due candidati. Anche McCain ha infatti approvato la legge per concedere garanzie su prestiti all’industria dell’auto per 25miliardi. Diverso invece l’approccio al problema energetico, per la cui soluzione McCain ha proposto la costruzione di 45 centrali nucleari entro il 2030.


E’ però sulla politica fiscale che i due schieramenti mantengono le posizioni più distanti. La risposta alla crisi delineata da Obama prevede infatti una riduzione delle tasse ai lavoratori con un reddito inferiore ai 250mila dollari e l’eliminazione dell’imposta sui capital gain per gli investimenti in piccole aziende e start-up. McCain si prepara invece a interventi di sostegno dei mercati finanziari, quali il dimezzamento del’imposta sui capital gain portandola al 7,5% e a portare la deduzione di perdite per gli investitori fino a 15mila dollari (oggi limite a 3mila dollari).