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Nuovo tonfo di Piazza Affari, Ftse Mib scivola sotto quota 22.000 punti

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Piazza Affari prosegue la correzione con l’indice Ftse Mib che ha chiuso con un tonfo del 2,82% a 21.746 punti. La soglia dei 22.000 punti non veniva violata al ribasso da inizio luglio. A far scattare le vendite su tutte le Borse internazionali è stata l’ennesima conferma del rallentamento dell’economia cinese. La manifattura di Pechino è infatti scivolata ai minimi da oltre sei anni confermando sotto quota 50 punti per il sesto mese consecutivo. Il dato negativo si è riflesso prima sulle piazze asiatiche (Shanghai -4,27% e Tokyo -3%), poi sulle Borse europee e infine anche a Wall Street dove il Dow Jones, che ieri ha registrato la peggiore performance del 2015, viaggia ai minimi da ottobre 2014. Il nervosismo è alimentato anche dalla Grecia dove il premier Alexis Tsipras si è dimesso e ha deciso di richiamare i cittadini ellenici alle urne intorno a metà settembre.

Vendite diffuse sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto il 4,65% a 15,16 euro, Popolare di Milano il 4,55% a 0,921 euro, Intesa SanPaolo il 3,59% a 3,162 euro, Unicredit il 3,49% a 5,805 euro. Con il petrolio che si conferma sotto quota 41 dollari al barile, i minimi dal febbraio 2009, hanno sbandato sul listino milanese Eni (-2,72% a 14,28 euro) e Tenaris (-2,38% a 11,03 euro). In controtendenza invece Saipem (+0,54% a 7,415 euro) che ha interrotto una striscia negativa di sette sedute consecutive. Il titolo, che viaggia comunque sui minimi del 2015, ha beneficiato dell’incontro avvenuto ieri a Mosca tra il Ceo di Gazprom, Alexey Miller, e l’Ad di Eni, Claudio Descalzi, i quali avrebbero parlato di possibili collaborazioni tra Saipem e il colosso russo sul mercato del gas in Europa.

Luxottica (-2,68% a 59,80 euro) ha pagato la bocciatura a sell da neutral arrivata questa mattina dagli analisti di Goldman Sachs. L’analisi del broker Usa si è basata sulla pressione esercitata sul mercato del comparto e-commerce. Male CNH Industrial (-4,46% a 6,96 euro) in scia ai conti pubblicati dalla rivale statunitense Deere che nel terzo trimestre fiscale ha visto gli utili scendere a 511,6 milioni di dollari dagli 850,7 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi hanno mostrato una contrazione del 20% a 7,59 miliardi di dollari. Ancora in rosso Buzzi Unicem (-3,77% a 15,06 euro) su cui continuano a pesare le preoccupazioni sull’economia russa, fortemente penalizzata dalla continua discesa del petrolio. Nel secondo trimestre il Pil di Mosca ha infatti mostrato una contrazione del 4,6 per cento. Da ricordare che Buzzi Unicem genera in Russia circa il 15% del suo Ebitda e l’8% dei ricavi.