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Nuovo schiaffo a stime governo, Ocse vede recessione Italia nel 2019

Nel caso specifico del Regno Unito, l’Ocse stima una recessione in caso di no-deal Brexit.

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Chi manca all’appello? Viene da chiederselo visto che, dopo Bankitalia, il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione europea e i vari analisti di diverse banche, anche l’Ocse ha rivisto al ribasso l’outlook sulla crescita del Pil italiano: sia per il 2019 che per il 2020.

Si tratta di un downgrade pesante, il più pesante tra quelli che hanno colpito i paesi dell’area.

L’Ocse è ancora più pessimista di Bankitalia e dell’Fmi, che prevedono per il 2019 una crescita del Pil pari a +0,6%. Ed è anche molto più pessimista della Commissione Ue, che pur ha operato una forte revisione al ribasso, dal +1,2% dello scorso anno a +0,2%.

L’outlook è da brivido: a fronte del +1% che il governo M5S-Lega stima, l’Ocse prevede una recessione per l’intero 2019, caratterizzata da una contrazione del Pil dello 0,2%. Le stime precedenti erano per una espansione dell’economia dell’1,1%.

L’ente parigino sostiene dunque che l’Italia concluderà l’anno in corso con il segno meno: in tal senso, la sua view è simile a quella di JP Morgan.

Downgrade pesante Ocse anche per Germania

Ma se l’Italia piange, la Germania non ride. Una pesante sforbiciata è arrivata anche qui, ed è stata pari a ben -0,9 punti, dal +1,6% precedentemente atteso al +0,7%: outlook praticamente dimezzato.

Per il 2020, si prevede una lieve ripresa dell’economia tedesca pari a +1,1%. Per l’Italia il quadro è sconfortante anche per l’anno prossimo: le previsioni sono state tagliate di 0,4 punti ad appena +0,5%..

In generale, sono state riviste al ribasso le stime dell’intera economia globale, e per la seconda volta negli ultimi mesi. L’organizzazione ha tagliato l’outlook sul Pil globale di 0,2 punti percentuali per il 2019, al 3,3%, e di 0,1 punto percentuale, al 3,4% per il 2020.

La ‘colpa’ è da ravvisare in diversi fattori: “L’elevata incertezza politica, le contiene tensioni commerciali, e l’ulteriore erosione degli affari e della fiducia dei consumatori stanno contribuendo tutti al rallentamento”. L’Europa rimane fonte di grandi incognite:

“Una notevole incertezza politica permane in Europa, Brexit inclusa. Un’uscita disordinata (no-deal Brexit) dal blocco dell’Unione europea aumenterebbe notevolmente i costi delle economie europee”.

Nel caso specifico del Regno Unito, l’Ocse stima una recessione in caso di no-deal Brexit. Ma la crescita del Pil britannico, ha continuato l’ente di Parigi, si attesterebbe su base annua al di sotto dell’1% nel corso di quest’anno anche se ci fosse un accordo, e per la prima volta dall’esplosione della crisi finanziaria.

L’Italia, come confermato dai dati sul Pil diramati dall’Istat settimane fa, è scivolata in recessione tecnica nella seconda metà del 2018. Si tratta della terza recessione in un decennio, che contrasta con l’ottimismo del governo giallo-verde, in particolare con l’entusiasmo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del vicepremier e del leader del M5S Luigi Di Maio, con quest’ultimo che aveva parlato addirittura di boom economico nel mese di gennaio.

Quell’ottimismo era stato smentito da tutti: prima da Bankitalia, contro cui si era accanito tra l’altro il ministro Paolo Savona, poco prima che il suo nome tornasse alla ribalta come candidato dell’esecutivo allo scranno più alto della Consob; poi, dal Fondo Monetario Internazionale, con il famoso shock italiano arrivato da Davos.