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Nuovo record del petrolio a un passo dai 100 $

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Il greggio ha toccato questa mattina un nuovo prezzo record a 99,29 dollari al barile, avvicinandosi ulteriormente a quella soglia di 100 dollari che appare ormai ad un soffio. Ieri, sul Nymex di New York, il fixing per la materia prima si era attestato a 98,03 dollari al barile, la chiusura più elevata di sempre.


E di elementi in grado di soffiare con forza e dare la spinta finale al petrolio verso il limite psicologico di quota 100 ne esistono più d’uno, tra i principali la debolezza del dollaro e la scarsità di riserve strategiche.

 

La valuta americana è sotto attacco da più fronti. I problemi del settore dei mutui subprime e del credito e il rallentamento economico, con la Federal Reserve che ha tagliato ieri le stime sul pil statunitense per il 2008. L’intervallo previsto è ora tra 1,8% e 2,5% da 2,5%-2,75% di giugno. La frenata dell’economia, accompagnata dalle turbolenze sui mercati finanziari potrebbe spingere la Fed verso ulteriori tagli ai tassi di interesse per evitare un avvitamento e il rischio di una recessione. Da ciò deriva ulteriore debolezza per la moneta a stelle e strisce, scesa ieri a toccare 1,4853 contro l’euro. Le intenzioni dichiarate da più nazioni di voler diversificare le proprie riserve valutarie e le discussioni interne ai Paesi arabi sulla valuta di scambio utilizzata per il petrolio (adesso è il dollaro) aggiungono ulteriore debolezza. E rafforzano contemporaneamente il petrolio che, con i suoi nuovi record, sta svolgendo un ruolo di bene rifugio proprio come l’oro.

Verso quota 100 è puntata anche la bussola delle scorte di petrolio, la cui scarsità all’arrivo dei primi freddi invernali è stata più volte sottolineata dall’Eia, l’Agenzia internazionale per l’energia. Oggi verranno rese note le scorte settimanali di greggio, distillati e benzine negli Stati Uniti. Dal fronte Opec intanto si temporeggia. I Paesi membri non vogliono correre il rischio di ritrovarsi con un rallentamento economico e quindi un minore consumo di petrolio e una produzione troppo elevata che farebbe affondare il prezzo della materia prima. Molti ritengono che l’attuale salita delle quotazioni dell’oro nero sia legato a variabili speculative innestatesi su elementi quali tensioni internazionali e, come detto, la debolezza del dollaro. C’è anche chi, come l’Arabia Saudita, è disposta ad aprire i rubinetti dell’Opec per andare incontro alla pressante domanda. In ogni caso se ne parlerà solo alla prossima riunione, il 5 dicembre, dopo che il meeting di settimana scorsa tenutosi a Riad, non ha portato come previsto alcuna novità.