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Nuovo allarme sul debito greco: si inverte la curva dei rendimenti, riemerge l’ipotesi Grexit

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La storia infinita. Dai fasti del quinto secolo avanti cristo fino agli eventi più recenti, segnati dal fardello dell’indebitamento: è la storia secolare della Grecia che si incrocia con quella dell’Europa. L’allarme lanciato ieri dal Fondo Monetario Internazionale, che ha definito “insostenibile” il livello d’indebitamento del Paese, ha riacceso le speculazioni sul mercato obbligazionario ed in particolar modo sulla parte breve della curva dei rendimenti. Sono i sintomi che il mercato da ormai per certa una nuova crisi del debito per il Paese guidato dal primo ministro Alexis Tsipras.

La parte a breve della curva dei rendimenti (quella che comprende le scadenze inferiori ai 5 anni per intenderci, ndr) è salita vertiginosamente nelle ultime due settimane. Ieri il rendimento della carta greca a due anni è schizzato sopra il 9% (il +35% circa rispetto al 26 gennaio scorso), un livello incredibilmente elevato se consideriamo che praticamente la totalità del debito sotto i due anni dei Paesi dell’Eurozona prezza un rendimento negativo.

 

L’inversione della curva è una dinamica pericolosa per il debito di un Paese. Come si evince dal grafico in pagina, in una situazione di normalità (prendiamo come esempio la curva tedesca) il costo del debito di un Paese dovrebbe seguire una dinamica crescente.

Il fatto che indebitarsi a breve termine abbia un costo maggiore rispetto all’indebitamento di più lunga scadenza è un sintomo molto forte della sfiducia degli investitori in un sistema economico e finanziario, segnale che ha ricadute dirette anche sull’economia reale.

Lo spread fra il biennale greco e quello tedesco è arrivato praticamente alla soglia dei 1000 punti base, livello che non si vedeva da metà giugno 2016, in piena crisi Brexit.

 

Il monito lanciato dal Fmi era diretto a definire nuovi rischi di un’uscita del Paese dall’euro, la così detta Grexit. Ipotesi che ha risvegliato nel popolo greco vecchi fantasmi che aleggiano sull’Attica dal 2012, e mai veramente scacciati.

Questa volta però è diverso rispetto a cinque anni fa: nel corso di questi anni il vento dell’Euroscetticismo è aumentato di portata, nonostante i ripetuti interventi di Mario Draghi a sostegno della moneta unica ed è giunto fino alle fondamenta dell’Unione stessa, finanche nei Paesi fondatori dell’Europa come l’Italia e la Francia.