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Nuove svalutazioni miliardarie dai finanziari, fiducia in bilico

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“Il peggio è alle spalle” è stata una delle espressioni più usate dell’ultima settimana, caratterizzata da un ritorno di ottimismo sui conti delle istituzioni finanziarie e dall’effetto fiducia di circa un mese e mezzo di recupero dei mercati azionari. Alcune indicazioni venute nell’arco di poche ore da una sponda e dall’altra dell’Oceano Atlantico hanno però sparigliato le carte e introdotto il ragionevole dubbio di un abuso della frase citata.


Ieri sera a mercati chiusi il più grande gruppo assicurativo mondiale, l’americana Aig, ha infatti reso noto di aver archiviato il primo trimestre del 2008 con una perdita netta di 7,8 miliardi di dollari determinata da svalutazioni per 9,11 miliardi (erano state di circa 11 miliardi nel quarto trimestre 2007). Un rosso che al netto di voci straordinarie è pari a 1,41 dollari, ossia quasi il doppia dei 76 centesimi che il mercato si aspettava. Non stupisce così che nell’after hour il titolo Aig abbia registrato una flessione superiore ai sette punti percentuali. E nemmeno sorprende che in scia ai risultati l’agenzia Standard & Poor’s abbia tagliato il rating del gruppo da AA ad AA-. La stessa società ha infatti annunciato che sarà costretta a ricapitalizzarsi per un ammontare pari a 12,5 miliardi.

E le notizie negative sono arrivate anche dal Vecchio continente, dove i conti di Allianz sono stati appesantiti da una perdita operativa della controllata Dresdner Bank superiore alle attese di mercato. Dresdner ha infatti riportato una perdita operativa di 453 milioni di euro, con svalutazioni per 845 milioni. Il risultato netto di Allianz, pari a 1,148 miliardi, è tuttavia in linea con le stime espresse dal gruppo non più tardi di due settimane fa. Nella nota di presentazione dei conti Allianz ha inoltre chiarito di non essere in grado di prevedere “quando la turbolenza finirà”, tanto da chiarire di non poter escludere nuove svalutazioni per Dresdner.


E’ solo di ieri invece la notizia di problemi anche per State Street, leader della gestione di fondi mondiale, uno dei pochi gruppi finora solo sfiorati dalla crisi dei subprime. In questo caso non si tratta però di svalutazioni. A preoccupare sono le richieste di risarcimento che potrebbero essere presentate da alcuni fondi pensione americani per investimenti effettuati in attività eccessivamente rischiose, specie dopo che Bloomberg ha presentato una ricostruzione secondo cui i 625 messi a riserva da State Street potrebbero non essere sufficienti a coprire le richieste. Si tratta tuttavia di un’ipotesi respinta dalla società, che in un comunicato ha ribadito l’adeguatezza della riserva e che “continuerà a difendersi contro richieste inappropriate, comprese quelle che chiedono la copertura delle perdite su investimenti determinate unicamente da cambiamenti nelle condizioni di mercato”.