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Nuova governance per Unicredit, via tetto 5% su voto. Saccomanni: da piano Mustier già risultati importanti

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Importanti cambiamenti della corporate governance di Unicredit. L’assemblea di ieri ha sancito l’addio al limite del 5% all’esercizio del diritto di voto, un lascito anti-scalata che risaliva ai tempi della privatizzazione del Credito Italiano ed era gradita alle Fondazioni azioniste, che ora però contano decisamente poco nella nuova compagine azionaria post maxi aumento da 13 mld di euro di inizio anno. la nuova Unicredit vede il 75% degli investitori arrivare dall’estero e l’assemblea di ieri in piazza Gae Aulenti ha dato il via libera a una governance con più poteri ai manager e allineata alle migliori practice nazionali e internazionali.

Approvata dai soci l’attribuzione al Consiglio di Amministrazione della facoltà di presentare una propria lista di candidati alla carica di Amministratore e incremento del numero degli Amministratori tratti dalla lista seconda per numero di voti espressi. Inoltre, approvate delle modifiche dello Statuto che prevedono l’incremento da uno a due al fine di assicurare agli azionisti di minoranza una più significativa rappresentanza all’interno del Consiglio di Amministrazione.

Apporovata infine la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in ordinarie e il trasferimento della sede sociale da Roma a Milano.

 

Saccomanni: da piano strategico già dei risultati importanti

 

“Sotto la guida di Jean Pierre Mustier UniCredit ha avviato lo scorso anno un piano strategico di rafforzamento e trasformazione di cui già si registrano risultati importanti, e che coinvolge tutte le componenti del Gruppo”. Così ieri Fabrizio Saccomanni, successore designato del presidente di Unicredit, Giuseppe Vita. “In questo percorso, anche la governance ha un peso di tutto rilievo”, ha aggiunto Saccomanni nel giorno dell’approvazione da parte dell’assemblea di Unicredit di una serie di innovazioni “che semplificano e migliorano la governance di UniCredit che si allinea così alle migliori prassi di mercato”. “Siamo tutti consapevoli che una buona governance costituisce un elemento chiave che viene adeguatamente valutato sia dagli investitori, sia dalle autorità di supervisione”, ha aggiunto il futuro presidente di Unicredit.

“Il dialogo costante con tutti i nostri stakeholder è e deve essere un riferimento costante – ha detto Saccomanni – . Nella mia esperienza professionale ho potuto toccare con mano quanto questo dialogo sia fondamentale e quanto sia in grado di favorire il migliore sviluppo non solo delle singole aziende ma anche del sistema nel suo complesso. E’ quindi un elemento chiave per rafforzare ancora di più la capacità di una grande banca paneuropea come UniCredit di affrontare le sfide che ci attendono. A questo obiettivo intendo dedicarmi con il massimo impegno nello spirito di proseguire il lavoro fatto finora a favore dell’integrazione finanziaria europea”.