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Npl, alert Fitch su rating banche italiane. Mps, piano ristrutturazione soggetto a rischio notevole di esecuzione

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Il report si intitola “Peer Review: Large Italian Banks”, e affronta principalmente la questione degli NPL delle banche italiane, tallone d’Achille ormai noto e sotto costante osservazione. Fitch, nella nota con cui pubblica l’analisi, lo dice chiaramente: sebbene le quattro principali banche abbiano adottato misure per migliorare la qualità dei loro asset, il livello dei Non-performing loans rimane elevato. Di conseguenza, se è vero che “la crescita economica più forte prevista (per l’Italia) sia per quest’anno che per il prossimo dovrebbe aiutare le banche a fronteggiare gli elevati volumi di NPL”, è vero anche cheun eventuale fallimento nel ridurre gli alti ratio degli NPL potrebbe essere negativo per i loro rating”.

I rating di UniCredit, Intesa SanPaolo, Mps e Ubi Banca sono insomma a rischio. Tuttavia, Fitch fa una distinzione anche sui singoli casi: UniCredit viene considerata dunque “”la banca più attiva nello smobilizzo degli NPL”. Il piano di smobilizzo degli NPL di Ubi Banca viene invece bocciato, in quanto reputato insufficiente, mentre su Mps il giudizio riguarda il piano complessivo di ristrutturazione della banca, che “è soggetto a rischi notevoli di esecuzione”.

Sempre riguardo a Mps, si ricorda che l’istituto ha raggiunto un accordo con la Commissione europea sulla “vendita di crediti dubbi del valore di 26 miliardi di euro, entro la fine del primo semestre del 2018, soprattutto attraverso lo strumento della cartolarizzazione pianificata”. Ciò “fa parte di una ristrutturazione indirizzata al suo modello di business e al franchising indebolito”, elementi che si riflettono nel “rating più basso”.

A proposito di rating, e anche di outlook, questi vengono segnalati dall’agenzia di rating: UniCredit (rating BBB e outlook stabile), Intesa SanPaolo (BBB/outlook stabile), Unione di Banche Italiane (BBB-/outlook negativo) e Banca Monte dei Paschi di Siena (B/Stabile). Fitch fa anche notare che, alla “fine del primo semestre del 2017, i crediti deteriorati su base lorda incidevano per il 15% sui prestiti lordi di UniCredit, per il 13% dei prestiti di Intesa SanPaolo, per il 14% nel caso di Ubi Banca e il 38% per Mps”.

Su Intesa SanPaolo, “la capitalizzazione (della banca) e la generazione di utili dovrebbe permettere all’istituto di smobilizzare i crediti deteriorati nel tempo, senza compromettere la sua forza finanziaria o mettere sotto pressione i suoi rating”. Ma netto è il giudizio sfavorevole sul “piano di Ubi Banca volto a ridurre i crediti in difficoltà del valore di 12 miliardi di soli 1,5 miliardi di euro entro il 2020”. Un piano che, per l’appunto, viene definito “insufficiente a migliorare in modo significativo la qualità degli asset della banca”.