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Nouy (Bce) parla di Mps e bail-in. Rischio aumento tassi, in corso analisi su banche

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In attesa di conoscere le sorti di Mps, qualcuno si chiede se per caso non sia più semplice decidere di chiudere la banca. La domanda viene posta precisamente da Handelsblatt, e viene rivolta a Danièle Nouy, numero uno del “Single Supervisory Mechanism” presso la Bce. Così risponde Nouy nell’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano di economia e finanza tedesco, facendo notare che una decisione del genere sarebbe molto grave.

Fermo restando che a decidere di chiudere una qualsiasi banca è anche il Single Resolution Board, ovvero l’autorità europea che ha il potere di decidere se un istituto debba essere sottoposto alla procedura del bail-in, “due istituzioni ritengono che Mps sia solvibile”. E comunque, l’eventuale chiusura di un istituto sarebbe un passo molto grave.

Certo, la soluzione invocata da Mps – sottolinea Nouy – ovvero la strada della ricapitalizzazione preventiva, è una procedura complicata. La banca deve richiederla e i soci devono accettare che i propri diritti vengano annacquati del tutto. Inoltre il governo deve essere pronto a sostenere l’istituto con soldi pubblici, ed è necessario anche il via libera della Commissione europea. Dal canto suo, la Bce deve stabilire se l’istituto sia solvibile o meno e, in base a parametri rigidi, deve valutare il fabbisogno di capitale”.

Non si sbilancia più di tanto Nouy nel commentare il caso di Mps.

A conferma di come sia pesante il fardello dei problemi che pesa sulle spalle delle banche dell’intera Eurozona, la dirigente affronta lo spettro che incombe sull’intero sistema finanziario: quello di un eventuale rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce che, se da un lato decreterebbe la fine dei tassi a zero dando un assist alla redditività delle banche, dall’altro si tradurrebbe in aumento dei costi di finanziamento. A tal proposito, la Bce sta conducendo “un’analisi sui rischi delle banche europee, per capire se gli istituti siano pronti a fronteggiare lo scenario che si presenterà quando la banca centrale deciderà di alzare i tassi”, che sono stati mantenuti ai minimi record dalla crisi finanziaria del 2008.

Rispondendo alla domanda sul rischio che alcune banche falliscano proprio come conseguenza dell’aumento dei tassi da parte della Bce, Mouy sottolinea:

“Speriamo di no. Come autorità di supervisione, cercheremo di intervenire prima, preferibilmente prima che qualsiasi cosa accada. Ed è per questo che abbiamo appena iniziato ad analizzare il grado di vulnerabilità delle banche rispetto al rischio dei tassi di interesse”. Certo è che il problema dei crediti deteriorati dovrà essere affrontato in tutti i modi possibili, tanto che Nouy apre alla proposta avanzata dal numero uno dell’Eba (l’autorità bancaria europea), Andrea Enria, in merito alla creazione di una “bad bank” europea. Si tratta di un’apertura a metà visto che la funzionaria della Bce non dà pieno sostegno all’idea. Ma lei stessa riconosce che in un contesto in cui sono diversi sono gli istituti che intendono smobilizzare i loro npl (non-performing loans),  che in un mercato in cui esistono insomma quasi esclusivamente “venditori”,  i venditori stessi, ovvero le banche, finiscono per veder ridotto il loro potere negoziale, rischiando dunque di svendere quei crediti deteriorati. 

“Con un gestore europeo comune la situazione sarebbe diversa” e un’iniziativa europea in tal senso “sarebbe possibile anche senza finanziamenti Ue”, fa notare Nouy, con i finanziamenti da parte di singoli stati o di privati.

Le parole della responsabile della vigilanza bancaria arrivano quando qualcosa sul fronte dei tassi sta già accadendo, come risulta da un report che è stato pubblicato dalla Bce proprio in giornata.

Si tratta dell’indagine che l’istituto pubblica periodicamente sull’andamento dei mercati Repo garantiti da titoli denominati in euro e dell’Over-The-Counter dei derivati dell’Eurozona. Le condizioni, si legge nel documento, sono meno favorevoli: di fatto, rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo compreso tra il mese di dicembre del 2016 e il febbraio di quest’anno,  “la liquidità e il funzionamento dei mercati dei titoli che garantiscono i prestiti, hanno subito un deterioramento“, al punto che gli operatori parlano di un calo dei prestiti sia in termini di quantità che di durata nel tempo. Vengono segnalati rialzi sia nei tassi che negli spread sui titoli portati a garanzia, e si parla di “un deterioramento che è stato pronunciato soprattutto per i bond governativi”. E il problema, sottolinea ancora la Bce, è che per “tutte le controparti si prevede un ulteriore irrigidimento delle condizioni del credito, nel periodo compreso tra i mesi di marzo e maggio del 2017″.